Filippo non aveva buon gusto; ma contava, prima di tutto, soli ventisei anni, possedeva una salute di ferro e una concupiscenza d'oro. Il suo temperamento sanguigno, irritabilissimo al solletico del senso, era già stato scosso potentemente al primo incontro degli occhioni di Nanà; Potete figurarvi cosa ne nacque alla vista del piede e della calza di seta ond'era coperta la gamba della donna già amata alla follia….
Lasciò cadere a terra solino e forbice, si avventò per così dire contro Nanà, con un moto di caldissima tenerezza, e fece per stringerla al seno.
—Un momento!—sclamò Nanà ritraendosi colla sedia; la quale avendo le rotelle scivolò indietro un bel tratto. Filippo che s'era curvato innanzi, perdette l'equilibrio e stette quasi per stramazzare al suolo. Lo scappuccio che egli fece mancandogli il centro di gravità fu così comico che Nanà dovette malgrado dar fuori in un'altra grande risata.
Nè faceva bisogno d'essere una cocotte parigina per questo!
Filippo questa volta era mortificato sul serio.
Nanà godeva immensamente in cuor suo di riuscir con così poco a mortificare un pover'uomo! Anzi parendole venuto il tratto per aumentar la dose di quella confusione, si volse, prese in mano gli sciagurati straccali, che stavan sul dossale della sedia e presentandoli a Filippo:
—Tu dunque—disse—ti sei messo a tirar su i pantaloni con queste carrucole?
A Filippo s'affacciò per risposta e per giustificazione una bugia.
—Li usai per montar a cavallo—voleva dirle.
Ma pensò che Nanà se ne intendeva e che nei bei tempi andati l'aveva veduto vestirsi una volta per montar a cavallo, senza bisogno di quei tiranti. S'accontentò di rispondere: