—Mi piace tanto a veder gli uomini arrabbiare!
—Ancora?
Se Filippo non avesse avuto in corpo quell'orgogliuzzo da dozzina, quel ticchio permalosamente goffo, che è pure la caratteristica di tanti bei giovani di Milano e di altri luoghi, in questo punto avrebbe trionfato immediatamente.
Ho detto che in fatto di sensualismo Nanà non aveva ritegni. Contraddizione costante anche in questo. Essa era a momenti una donna fredda come marmo o magari, a momenti, la più sfrenata baccante della terra. Da madre natura ella pareva creata indubbiamente e mollemente lasciva; i suoi occhi e le sue rotondità troppo chiaramente parlavano; non si poteva pigliar abbaglio.
Quel giorno, dopo tanto erotico digiuno, ella sarebbe stata in gran vena di pazzie; e se Filippo avesse saputo fare, ella sarebbe tornata sua amante d'un giorno, con entusiasmo, malgrado la manifesta arsura di lui.
Povero Filippo Marliani!
Egli non s'accorse di essere un uomo perduto. Il presentimento non gli disse che fra il suo suscitato ardentissimo desiderio e la pur evidente condiscenza di Nanà, due elementi che sarebbero stati lì lì per intendersi tanto bene, si era elevato un ostacolo insormontabile nella mente e per ciò nei sensi di lei: il sentimento del ridicolo. Gli è in questo senso che i Francesi dicono che il ridicolo uccide.
Egli non vedeva in quel punto che la difficoltà di rompere di nuovo il ghiaccio.
Ebbe una sciagurata ispirazione.
Si mosse verso l'uscio.