—Non credo si esigano da me altri sacrifizi—rispose il giovine con una espressione di mal celata amarezza.
Uno dei due uomini che non aveva ancora aperta bocca, alla nuova intonazione con cui il Marliani aveva pronunciate le ultime parole gli ficcò in viso gli occhi e disse:
—Non sono sagrifizî codesti; sono condizioni naturalissime in chiunque si assume obblighi di questa specie. Non c'è nulla che sia fuori del consueto, anzi non faceva neppur bisogno di parlarne, giacchè poi si spera di non aver bisogno di fallire o di andar in prigione o di scappare.
—Ho voluto enumerarli!—rispose il Marliani per mostrare a loro signori che io conosco le eventualità a cui posso andare incontro mettendomi in questo affare e per togliere loro il sospetto che io possa essere un novizio o un guastamestiere.
—Ora parliamo delle condizioni in favore—disse la signora
Bibiana.—Il signor Giovannino ha parlato di due mila lire subito.
—Mi sono indispensabili.
—Due mila lire è una bella somma—sclamò uno dei tre—ci vorrebbe una piccola garanzia.
Marliani si alzò in piedi.
—Cari signori—disse—se avessi una garanzia non sarei venuto a esporre il mio nome ai pericoli d'una gerenza commerciale di cui non dovrò tenere la cassa, nè avere neppure una piccola parte nell'amministrazione. Se avessi una garanzia andrei a levar i denari al dieci o al dodici per cento dal primo onesto banchiere che passa in strada, e il signor Giovannino non sarebbe venuto ad offrirmi di fare il prestanome.
—Lei s'inganna—rispose la signora Bibiana con voce insinuante.—Io le dirò che prima di tutto non è vero che lei dovrà servire soltanto di prestanome perchè invece dovrà trattare in persona con me gli affari della ditta, far qualche viaggio e avere la sua brava parte di utili nei dividendi.