—Tanto peggio per lui!—rispose cinicamente il palafreniere.
Leopoldo fece entrare la vecchia e don Ignazio stava per interrogarla, quando s'intese il campanello dell'uscio d'ingresso e poco stante comparve sulla soglia dello studio il giovinetto conte.
Vedendo la balia, la quale si era voltata al rumor dell'uscio che s'apriva, Enrico le corse incontro, colle braccia tese e le saltò al collo.
—Oh Teresa, la mia buona Teresa, quanto tempo che non t'ho abbracciata!
Ma poi vedendo il suo tutore, che s'era levato dallo scrittoio e gli si avvicinava colle braccia protese, si staccò dalla balia e andò con premura verso di lui.
—Scusami, caro zio, se il mio primo saluto fu per la Teresa, che mi ha veduto nascere e che mi ha portato tanto in braccio.
La balia si asciugava col lembo del grembiale i luciconi.
—È naturale, caro Enrico—disse il tutore—Guarda che l'hai perfino fatta piangere di consolazione.
—La m'ha scusare—fece la balia, colla voce ancora fra le lagrime—ma non avrei potuto far di meno, e ora posso morire contenta. Avevo tanta paura di morire prima di poterla rivedere.
—Ma ho da sentir di peggio?—disse Enrico alla vecchia.—Dammi subito del tu come mi hai sempre dato in castello.