Pure egli con Nanà dissimulava assai bene quel delirio de' sensi. Nessun diplomatico avrebbe saputo vantarsi di coprire con più lieta disinvoltura i moti interni dell'anima e del sangue, dinanzi alla terribile francese. Sulle prime anzi ebbe qualche rimorso di tradire la cara fanciulla a cui da tanto tempo s'era promesso. Poi a poco a poco, senz'accorgesene stuzzicando Nanà quella riserva per lei tanto rara ed insolita, il di lui voto sincero di non tradire la Elisa sfumava, sfumava e il suo avvicinarsi a Nanà pigliava ogni giorno un andamento più deciso.
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Egli subiva il fascino del desiderio di quella donna magnetica, e la Elisa onesta, pura, più bella, più giovine, più fresca, più geniale, ma riservata a lui, soltanto col consenso del sindaco, scompariva a poco a poco a' suoi occhi di ventiquattro anni.
La Nanà si era informata della relazione che esisteva fra Enrico e la signorina Elisa Martelli, e gliene aveva parlato e la si era messa sul serio e sul contegnoso. Anzi aveva sgridato severamente l'Enrico perchè avesse pensato di scrivere a lei una lettera d'amore.
Enrico aveva troppo cuore e troppo carattere per dire a Nanà ch'egli non amava la Elisa.
Era questo che Nanà voleva udire da lui.
E non la ci riusciva.
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Tutt'a un tratto Nanà che stava posando, scoccò al suo pittore questa domanda a bruciapelo.
—Se voi non foste già impegnato con quella bella signorina, che mi è tanto simpatica e che finirete a sposare… mi sposereste me?