La domanda era audace.

Enrico non rispose subito, sorrise e pigliò una scorciatoia:

—Bisogna che io sappia prima se voi dal canto vostro sareste pronta a sposar me.

—Io no davvero—rispose Nanà sforzandosi di ridere,

—Si può saperne il perchè?—domandò Enrico che nascondeva a stento un crepuscolo di picca.

—Perchè io non vorrei sposare un artista.

—Il solito pregiudizio! Del resto io non sono artista; sono un dilettante.

—Ma peggio! È segno che voi non lo fate per mestiere ma per passione. Siccome io vorrei essere idolatrata da mio marito e regnare unico pensiero della sua mente, esigerei che egli dedicasse a me tutte le sue giornate, e non soffrirei ch'egli tenesse l'arte come seconda amante, o fors'anche come prima.

—Ah, se è così, è bello!

—Non vi pare? Un artista non può amare una donna per lei stessa. Gli artisti hanno l'amorosa anteriore alla moglie e della quale alla moglie non è permesso neppure di essere gelosa, ma che li assorbe, li esalta, li accontenta e li distoglie da noi donne, peggio che se fosse una rivale in carne ed ossa.