—Non sarebbe un marito, allora sarebbe un intendente, un ragioniere.
—Ah, no, perchè poi io mi lascerei amare, vezzeggiare, importunare, adorare, malmenare tutto il giorno da mio marito se gli piacesse di stare molto con me.
Così dicendo Nanà, colla più fredda disinvoltura della terra allungò le braccia verso il suo pittore, posò la sua bella testolina sulle spalle di Enrico con una specie di infantile ingenuità, e ne ricinse la vita stringendoselo al seno, ridendo.
Tutto ciò fu fatto colla più grande noncuranza, come la cosa più naturale del mondo.
Enrico per la prima volta in otto giorni piegò la faccia per farle un bacio.
—No—disse Nanà sciogliendosi e tentando di coprirsi in fretta come donna che sorte da un sogno e che è pigliata da un subitaneo pudore.—Enrico, non facciamo confusioni! Restiamo amici, restiamo quello che dobbiamo essere.
Per quanto un uomo abbia accortezza o esperienza in fatto di donne, per quanto in teoria egli sappia di quali istinti siano dotate certe creature—il cui trionfo, la cui voluttà suprema è quella di assassinare gli uomini e di spingerli al parossismo del desiderio, anche senz'ombra di progetti rapaci o ambiziosi, ma proprio soltanto pel gusto di soggiogare—sembra destino che in causa propria, nel momento critico, quest'uomo perda il sangue freddo, la coscienza e la sinderesi, vale a dire quel presentimento che avvisa segretamente come quella donna non spieghi le proprie arti per affetto e per passione, ma per una innata ambizione di far delle vittime umane e per smisurato amor proprio.
I sensi, in un giovane di ventiquattro anni, sano, forte, ben costituito—come lo era Enrico—hanno quasi sempre un predominio fatale sulla ragione la quale dovrebbe essere invece—oh, chi non lo sa?—la regina e la sovrana del corpo umano. La natura, del resto, creando gli uomini e le donne così foggiate sapeva bene lei che cosa si faceva. Io credo—e non so se altri lo abbiano creduto prima di me—che se non esistesse il fenomeno dell'assalto sensuale contro cui non vale nè ragione, nè morale, nè timore della pena possibile, nè religione, nè nulla—a quest'ora il mondo sarebbe rimasto quasi spopolato.
Ormai non sono più che i bigotti e i regnanti che fanno legittimamente all'amore per dovere o per calcolo.
—Restiamo amici—aveva detto Nanà.—Non guastiamo il nostro bello idillio artistico con dei desiderî che siano precisamente come quelli di tutto il mondo. E poi che vale? Io credo di averlo già un amante, e mi sento ispirata a non tradirlo almeno per ora.