* * * * *

Mezz'ora prima, adunque, che arrivassero allo studio i due nobili amici col signor Bonaventuri, la vedova procace, incocciata fino a' capelli nell'amore del suo drudo, era con lui a strano colloquio nello studio della ditta.

Strano, perchè un miscuglio così fatto, composto di sentimentalismi e di truffe, di voluttà e di cento per cento, di fantasie lubriche e di cambiali in scadenza, di baci e di usura, di proteste d'amore e di protesti cambiarî chi non ne abbia mai udito uno simile, non giungerebbe a farsene un'idea.

—Sei un biricchino—diceva la gallinona, vezzeggiando il suo Fiffo, che se ne stava sdraiato dissimulando a stento l'interno disgusto.—Io vorrei guarda, avere un trono d'oro per metterti su te a regnare e me d'accanto.

—M'accontenterei anche d'un trono d'argento—disse filosoficamente il
Marliani.

—A proposito cosa c'è di nuovo dell'affare delle posate?

—Non d'oro nè d'argento quelle!

—Dico bene, di cristophle. Le hanno accettate?

—Altro che.

—Oh racconta perchè non ne so nulla…. Ma prima fammi un altro bacio… ma lungo… come tu li sai fare tanto bene… anima mia.