—Pensa Filippo che siamo già sotto di molto.

—Non importa. Fidati di me. Ho bisogno di far buona figura.

—Sì, sì,—disse Bibò.—E poi egli è pronto a qualunque sacrificio? Se dice così gli è segno che gli fanno assai bisogno. Se gli fanno di bisogno noi col fargli il prestito gli facciamo uno di quei servizi che si chiamano impagabili. Non è vero? Forse gli salviamo l'onore… Forse la vita! Chi lo sa? Se quelli che ci danno dell'usuraio ragionassero così vedrebbero che noi siamo i salvatori dell'umanità. Siamo forse noi che andiamo a cercare i figli di famiglia? O sono essi che vengono a cercar noi. Mettiamo forse loro le pistole alla gola? No. Essi contrattano liberamente. Oh perchè mai s'avrà a far pagare poniamo cento mila franchi per puro capriccio, un brillante che non serve a nulla e non s'avrà a far pagar caro un servizio in contanti, che può salvar l'onore e la vita?

Alla signora Bibiana codesti argomenti in difesa dell'usura parevan sempre nuovi di zecca, ogni volta che li ripeteva. E Dio sa quante volte li aveva già ripetuti di sua vita.

Marliani la lasciò sfogare un poco poi la arrestò, e da uomo pratico tornò alla sua domanda.

—Dunque mi fai far buona figura? Te ne ringrazio.

—Caro! Questo e altro—disse Bibò intenerita. E scoccò un bacione al suo bel giovane.

—Vediamo ora le condizioni.

—Il solito! Ormai di firma Sappia e O'Stiary ne abbiamo in portafogli per circa duecento mila. E so che altri ne tengono altrettante. Con queste faranno duecento mila e venti. E ricordati Filippo e che se questa imprudenza enormissima fu da me commessa, è stato tutto per amor tuo. Io non era mai stata avvezza a prestare a un solo più di cinquanta mila franchi.

—Ma quando ti dico che sono sicuri.