—Ebbene, questo te lo posso promettere—rispose Enrico.

In questo s'intese la voce vibrata e severa di donna Eugenia che chiamava: Elisa.

E la madre comparve sulla soglia della terrazza.

—T'ho pur detto tante volte—ripigliò—che sulla terrazza non amo che tu ci stia di sera, se non con tua madre; speravo che tu m'avessi a obbedire.

Rientrarono tutti e tre in sala, dove il notaio stava russando ancora placidamente nel suo seggiolone.

Quella serata fu piena, pe' due giovani amanti, di misteriose dolcezze, mentre una noia feroce regnava in quella sala, che a poco a poco s'era andata popolando di visite. Erano i villeggianti dei contorni che venivano, come al solito, a passar la sera in casa Martelli. La Elisa, prima suonava qualche pezzo sul piano, poi si giuocava a mercante in fiera, fin verso le undici.

Donna Elena aveva già dato ordine al servitore di far preparare per il conte una delle camere dei forestieri in una casina attigua alla villa.

—Spero che ti fermerai un po' di giorni—aveva domandato il notaio al conte.

—Non posso—gli aveva risposto Enrico—sono venuto a far una visita alla sfuggita. Ma ho sul cavalletto un ritratto che non voglio lasciar prosciugare.

Il giorno dopo infatti Enrico salutava i suoi ospiti e partiva. E in viaggio sentiva lievemente, gradatamente andarsene in fumo la promessa data alla Elisa ad ogni chilometro che si scostava da lei e che si avvicinava a Nanà.