XI.
La storia della lotta fra la passione d'Enrico e la calcolata freddezza di Nanà—è inutile dissimularlo—non potrebbe essere cosa nuova, per la ragione che essa dura fin dal primo giorno, in cui la mistica coppia, imaginata dalla Bibbia, sentì il primo palpito, che doveva perpetuar nel mondo la razza umana. Essa durerà pei secoli dei secoli, e sempre uguale, finchè su questa pallottola abitata ci sarà un seno di femmina, che palpitando rifiuti e un petto di maschio che sbuffando, desideri.
Era dunque, come tutte queste battaglie d'amore, combattuta ad armi assai disuguali; perchè egli amava ed essa calcolava; perchè egli pativa ed essa godeva.
Quel ruolo di donna onesta non è a dirsi come qualche volta pesasse anche a Nanà. Ella amava di quando in quando lasciar intravedere al suo amante di quali pazze delizie, di quali frenesie lo avrebbe inebbriato s'egli avesse saputo meritare o carpire i di lei favori. Allora Enrico, infiammato, delirante, furioso si faceva più ardito, ed ella lo lasciava arrivar fino all'estremo punto, poi lo arrestava negando, con un sangue freddo e una costanza, che avrebbero fatto onore a Penelope e a Lucrezia romana.
—No, Enrico, no—gli diceva fingendo di soffrire ella stessa—io non potrei essere l'amante di un uomo che è già promesso ad altra donna.—Io voglio che tu non mi disprezzi, nè che tu rida di me co' tuoi amici….
Enrico protestava….
—Io non potrei essere tua che diventando tua moglie. Devi scegliere o me o lei.
La prima volta che Nanà diede così il fuoco alla bomba, Enrico restò interdetto.
—Mia moglie?—sclamò.
E per due minuti non aggiunse altro.