—E chi dovrà essere il primo a promettere?

—Tu.

—E perchè non tu, piuttosto?

—Perchè sarebbe perfettamente inutile, che io raccontassi la storia della mia vita ad un uomo, che non dovesse poi essere nulla per me.

—Puoi tu giurarmi fin d'ora che il tuo passato non ha nulla, che sia indegno di un gentiluomo il quale promettesse di darti il suo nome?

Nanà non arrossì ma non rispose subito. Chiamò a raccolta in un attimo tutte le facoltà della simulazione e della dissimulazione, poi disse con calore:

—Tu sai bene, Enrico, che io sono un'artista da teatro, e non una vestale.

—Questo non conta! Io non parlo di errori, parlo di macchie indelebili. Una volta che tu fossi divenuta la contessa O'Stiary nessuno avrebbe più il diritto di richiamare il tuo passato, tranne nel caso che fosse un passato infame. Ciò che io ti domando si è se la tua mano possa mettersi nella mia senza tremare che un giorno o l'altro un uomo abbia il diritto di dirti una di quelle frasi che io non potrei lavare che a prezzo della vita dell'uno o dell'altro.

Nanà lo ascoltava cogli occhi fissati ne' suoi. Ella ripetè la sua scusa.

—Già ti dissi che non fui maritata e che ho un figlio. Il mio povero Louiset non ha mai conosciuto suo padre. Fu un errore di giovinezza. Se nondimeno tu hai il coraggio di farmi tua moglie, ti giuro che diventerò il modello delle spose, giacchè ho conosciuto il mondo e sono certa di poterti assicurare su quel punto. Se non accetti, Enrico, sarà meglio che non ci rivediamo. Io ti restituirò, a suo tempo, la somma che mi hai favorita… E tal sia di noi.