Enrico fu nuovamente sul punto di saltar al collo di Nanà. Ma ebbe vergogna di confessarsi reo, e non gliene disse nulla.
E quel giorno passò senz'altri incidenti.
Nell'animo di Enrico però era rimasto un lievito di inquietudine vaga, un'intuizione dell'inganno, un presentimento di sventura, che non lo lasciavano quieto.
Tornò dal portinaio della casa di Nanà:
—Questi sono quaranta franchi—disse.—Io ho bisogno di sapere chi viene a trovare la signora quando io non ci sono.
—Se me l'avesse domandato prima glielo avrei già detto—rispose il portinaio.
—Parla dunque?
—Quando lei è partito, verso mezzanotte viene un signore che ha la chiave. Io sono a letto, ma lo sento entrare e montar piano, piano.
—Possibile;—sclamò Enrico.—Ch'ella sia così imprudente?
—Ella spera che io non glielo dica; ma lei è più generoso della signora, dunque….