—Come!—interruppe Enrico—mio cugino Lorenzo e Gigi Prato e
Santalbano sarebbero cattivi compagni?

—Non dico questo… non faccio il nome a nessuno io… parlo in generale. Ti basti di sapere che acqua torbida non fa bel specchio. Qui a Milano ci sono dei giovani, così detti del buon genere, che buttano via il tempo, la salute e i quattrini in cavalli, in cene, in ball… in baldorie, in frascherie insomma, e che so io.

—Io non ho davvero queste intenzioni—disse Enrico seriamente.—In collegio mi hanno insegnato che cosa si deve fare per diventare un uomo che possa far onore al proprio paese.

—Tu mi consoli, caro Enrico—sclamò con giubilo don Ignazio.—Mi piace sentirti a parlare così dei Barnabiti!

Enrico sorrise.

—Dunque siamo intesi. Ora veniamo alla morale. Tu già non avrai più nessun danaro di quello che ti ho spedito per fare il viaggio.

—Non solo non ne ho più di quello, ma siccome, fatto il conto all'ingrosso, quello che tu mi hai mandato non sarebbe stato sufficiente per venire fino a Milano….

—Come! come! Ti sbagli,

—Io non volevo farmi vedere a piangere e ho preso un cuppè tutto per me, caro zio. Tu mi hai mandato il denaro misurato per viaggiare nei secondi posti.

—Io viaggio sempre nei secondi.