—Io no; sempre nei primi. Mi feci dunque prestare duecento franchi da un compagno a cui bisogna li rimandi subito.
—Cominciamo male!—disse il tutore grattandosi in capo.—Dunque non hai più neppur un centesimo?
—Ma no, caro zio; l'ultima lira l'ho data al facchino, che portò le mie valigie sul legno, tanto è vero che il cocchiere l'ha pagato la portinaia a cui debbo un altro paio di franchi.
—Ma caro Enrico, dovevi sapere che non si dà un franco al facchino della stazione.
—Non avevo altro. Non potevo farmi dar indietro il resto in spiccioli.
—Io ai facchini do sempre dieci centesimi e sono contentoni.
—Sarà benissimo.
—E poi che necessità di prendere un legno? C'è l'omnibus della stazione, che passa qui davanti alla porta.
Enrico cominciava sul serio a inquietarsi.
—Ti dicevo dunque—continuava il tutore—che per metterti nella società che conviene al tuo rango e alla tua educazione ci vuole un po' di denaro in tasca.