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Enrico O'Stiary entrò in quel punto.

Egli non aveva potuto tenere la risoluzione di non andar quella sera da Nanà.

S'era lasciato portare di transazione in transazione dinanzi alla porta di lei, aveva montate quelle scale maledette, era entrato protestando sempre, ma trascinato, suo malgrado, da una vera forza irresistibile, arcana, fatale.

Un oh! sincero e prolungato, lo accolse. Egli era simpatico a tutti, tranne che a Marliani, il quale lo esecrava. La Luisa gli corse incontro e lo presentò alla società come un figliuol prodigo, che fa ritorno alla magione.

Questa alzata d'ingegno della Luisa non è a dire come dispiacesse all'Enrico, segretamente. Ma bisognava sopratutto avere del contegno. E lo ebbe.

Nanà e Sappia furono i soli ad accorgersi che sotto a quel fare in apparenza ilare e disinvolto covava più fiera la tempesta che mai. Gli altri non capirono nulla.

Enrico strinse la mano a Nanà dicendole buona sera, senza tradire la benchè minima emozione, poi si confuse ai crocchi circostanti.

Allora il Marliani si staccò dal pianoforte, andò vicino a Nanà e le disse sottovoce:

—O tu questa notte mi ricevi o io vado a provocarlo, ti avviso.