—Oh, lo sapete bene, Nanà—rispose l'adolescente con immensa convinzione.—Io sono pronto a dar anche la vita per voi.

—Marliani poc'anzi mi ha insultata. Io voglio essere vendicata, ma sull'istante. Andate là, provocatelo, fatelo uscire con voi dalla sala… Ma fate presto…. Sarete poi contento di me.

Cantis s'alzò come invasato dal furore di Marte. Si slanciò presso Marliani, che stava d'accanto ad O'Stiary, e andava battendo colla sinistra un guanto sulla palma della mano opposta. O'Stiary stava colle spalle a lui rivolte, parlando colla Luisa e fingendo disinvoltura.

—Caro signor Marliani—disse il giovinetto—avrei a dirle due parole.

—A me?—sclamò il Marliani volgendosi di mala voglia a chi veniva così in mal punto a interrompere il suo divisamento.

—Sì, a lei, a lei, se le accomoda—rispose forte il Cantis, in modo da essere inteso da tutti.—Oggi in studio m'è capitato di vedere il di lei riverito nome come gerente della ditta Marliani e Compagni—proseguì il giovinetto—e vorrei per suo bene metterla sull'avviso di certe cose, che devono interessarla assai.

—Ma che cosa c'entra ora?

—C'entra molto. Anzi, se non le è di disturbo, la prego di uscire con me.

—Uscire? Perchè uscire?

—Perchè non vorrei far uno scandalo qui fra questi signori, che hanno il diritto di non seccarsi per una nostra questione personale. Mi capirà che non è questo il luogo per certe spiegazioni! La prego di uscire con me.