—So che madama Monrichard è una invenzione, so che non sei partita da Milano, so che non sei tornata a casa ieri sera col marito di questa tua pretesa amica, so insomma che Aldo Rubieri sta con te tutte le notti, mentre tu mi fai soffrire per comparire onesta e per riuscir a sposarmi.

—Se tutto questo che hai detto fosse un amasso di menzogne e di calunnie?—disse Nanà—che nome meriteresti tu?

—Se tu sei capace di provarmi che io mi sono ingannato mi assoggetto a qualunque sagrificio. Ma subito.

—Subito in che modo?

—Mettiti il cappello e andiamo insieme a trovare madama Monrichard con suo marito e sua madre.

—Ah, questo, per esempio, è impossibile—rispose Nanà sforzandosi di ridere.—Vorresti ch'io lasciassi qui gli amici? E poi io te l'ho già detto, non voglio che tu la conosca la Monrichard. È un puntiglio!… Pensa pure tutto quello che vuoi di me e non seccarmi oltre.

Su questo ultimatum stettero un minuto in silenzio.

—Enrico—disse Nanà ad un tratto—vuoi tu avere la prova la più certa che io non penso che a te solo, che non ho altri intorno a me, che non desidero altro che di poter essere tua?

—Parla.

—Partiamo da Milano, conducimi in fondo della terra, su una montagna dove nessuno sappia che viviamo, senza lasciar a Milano traccie di noi, senza che alcuno possa venir a seccarci. Sarai persuaso allora? E per farti vedere che io non ci ho interesse ma che ti amo non voglio neppure che tu mi dia la tua parola d'onore, che prima di esigere che io sia tua, mi sposerai… Ma almeno saprò che anche tu sei lontano dalla tua Elisa.