—Basta basta, don Ignazio, non la mi faccia arrossire ora. Piuttosto le dirò…, caro cavaliere… le esporrò un mio dubbio…, ch'ella potrà distruggere o avvalorare secondo la verità. Io, come lei può ben pensare, non vorrei per tutto l'oro del mondo ottenere da sua figlia un consenso che potesse per avventura essere un po' forzato. Io non sono in confidenza colla signorina Elisa e non so come ella stia di cuore. So però, come tutti gli amici di casa, ch'ella ebbe sempre una grande inclinazione per il suo compagno d'infanzia….
—Vedo dove ella tende—disse don Ignazio—e le risponderò francamente. La Elisa infatti aveva un certo attaccamento per il conte Enrico, mio pupillo, ed io e mia moglie certamente saremmo stati felici di vederla diventare contessa, se quel balordo di un giovinotto non avesse distrutto, colla sua condotta impossibile, ogni nostra speranza.
—Sta bene—riprese il Rubieri—e non sarò io certo che mi lamenterò di questo fatto. Soltanto che… lei sa bene… le fanciulle talvolta amano più gli scavezzacolli che i giovani ordinati e prudenti.
—Oh io spero poi che la mia Elisa sia ormai persuasa che io non le darei giammai il consenso di sposare il conte.
—Lo credo—disse Rubieri—ma ciò non mi dice ancora ch'essa non ne sia sempre innamorata.
Il padre a questa uscita di Rubieri stette muto, ma col capo alzato, collo sguardo fisso e col labbro infuori, pareva chiaramente dicesse:
"Chi va mai a sapere ciò che si cela nel cuore di una fanciulla?
Questo toccherà a lei!"
—Certo che—riprese Aldo—quando la signorina Elisa saprà quello che è accaduto ieri sera del nostro Enrico…
—Che cos'è accaduto?
—Vedo che lei non sa nulla… e da un lato mi dispiace di dover essere proprio io il uuncio di nuova disgrazia.