E la madre baciò con passione la Elisa.
Allora la povera fanciulla fu presa dall'accoramento; il gruppo del dolore si sciolse, e scoppiò in lagrime.
—Oh mamma, bisogna che tu mi guidi, se no non so che cosa accadrà di me—diceva la povera fanciulla singhiozzando.
Così dicendo, ella stringeva convulsivamente le mani di donna Eugenia e le portava alle labbra per baciarle, come un bimbo che domanda scusa.
—Io lo amo mamma, io lo amo il mio Enrico. Mi pareva che egli fosse così sincero. Io non vivevo che per lui!
—Elisa, fatti animo—le disse donna Eugenia—bisogna che tu impieghi ogni mezzo per dimenticarlo. Tu sei troppo esaltata, figlia mia. Oh, credi tu forse che io non ti comprenda? Credi tu forse che anch'io….
Si arrestò. Un'emozione profonda scuoteva suo malgrado quell'anima, che pareva a tutti impassibile e fredda. Un segreto di amore stava per cader dalle labbra della matrona; erano forse più di vent'anni che il suo cuore si era chiuso alla idea d'amare un'altra creatura che non fosse la sua Elisa; il dolore di sua figlia aveva risvegliato nel suo cuore la lontana rimembranza. Una tempesta assai terribile doveva avere durato quel cuore, che da tanto tempo scordava di avere sofferto, se la nuova passione di sua figlia vi aveva saputo ridestare tanto eco di dolore e di compianto.
La madre accolse la sua creatura nel braccio destro; colla mano sinistra le fece appoggiare la testolina sul proprio seno. E le sue lagrime di madre cadevano sulla bionda testolina di quel suo angelo sconsolato, e il dolore di entrambe, pur tanto diverso, si confondeva là su quel seno in un solo dolore.
XIV.
L'anima appassionata ha le sue rivoluzioni come la storia dei popoli. Lo spirito sotto l'aculeo dei tormenti morali si trasforma a poco a poco, accogliendo consigli e propositi dianzi sconosciuti.