—Oh, ti resta di voler bene a me, che morirei subito se tu mi avessi a mancare. Vorresti tu forse far morire tua madre?
—Oh, no, mamma—rispose la Elisa abbracciandola con affetto.—Ebbene, io mi farò suora.
—Ma che suora?—sclamò don Ignazio che aveva colta a volo la frase di sua figlia.—Ho da sentir di peggio? Non si usa più adesso ad andar monaca. Non troveresti neppur il monastero.
—Oh, non è vero! Mi sono già informata.
—Bella risorsa! Suora di carità! La prima carità comincia da casa sua. Non mancherebbe altro che di dover perdere l'unica figlia per quel bel mobile d'un signor conte.
Il babbo, sbirciava la sua figliuola, come chi sente compassione, e pur non vorrebbe mostrarla.
—Ma chi doveva andar a pensare una cosa simile?—ripigliò—Anch'io dico il vero m'ero lusingato che tu saresti diventata la signora contessa, e che poi colla vostra influenza avrei potuto… basta, castelli in aria!… tutte cose andate a monte…. Ma io lo so di chi è la colpa.
E così dicendo strisciò un'occhiata rapida sul marchese e sua moglie.
—Lo dici forse per me?—domandò questa.
—No, lo dico per me!