—Tu sei riuscito perfino a rimproverarlo perchè faceva delle carità—disse la signora Eugenia.

—Sicuro, e me ne vanto! E lui, che crede di essere un liberale, dovrebbe sapere che i suoi filosofi, i suoi progressisti, dicono che la carità fatta in quel modo è una cattiva cosa, perchè fomenta l'ozio che è il padre dei vizi. Non sono io che ha inventata questa dottrina… E poi se il far la carità è una soddisfazione dell'amor proprio che si prova, bisogna saper fare un sagrifizio e privarsene!

Entrò il servo recando una lettera.

Era Aldo Rubieri che annunciava al notaio di aver parlato al sindaco per quella tal concessione, e d'esser pieno di buone speranze. La lettera terminava pregando il padre a volergli dire qualche cosa circa la risoluzione della signorina Elisa a suo riguardo.

"Proviamo un poco" pensò il notaio avvicinandosi alla fanciulla.

E cominciò:

—Senti un poco, Ida. Tu sai che il signor Rubieri, già da qualche tempo aspetta che tu gli dica che non lo rifiuti per sposo.

La Elisa ebbe come un sobbalzo.

—Non te lo dico—continuò suo padre—per forzare la tua volontà; ma siccome egli amerebbe sapere da te qualche cosa in proposito, mi volgo a te.

"Se accettassi?"—pensava intanto la Elisa.—"Ah, Enrico credeva forse di non esserci che lui a questo mondo?"