La vecchia tremava e teneva i suoi piccoli occhi pieni di amore fissati nelle sembianze del suo Enrico.

—Ho udito—disse questi senza muoversi dal suo posto—quello che tu buona Elisa avresti voluto fare per me. Permettimi di ringraziartene e di domandarti perdono per quello che è passato.

E stette commosso ad aspettare che la fanciulla gli rispondesse una parola, facesse un atto, gli alzasse gli occhi in fronte.

Questa non disse che:

—La mamma è di là. Debbo andare da lei.

E fece atto di muoversi.

La balia, quasi senza volerlo, la trattenne.

—No—disse Enrico andando a lei e prendendole la mano che restava libera—per carità Elisa una parola sola di perdono, che non mi lasci partire così disperato. Fra poche ore io andrò a Firenze dove penso di arrolarmi nell'esercito. Forse non ci vedremo mai più. Ma per carità, non lasciarmi andar via così.

—Che cosa importa a te del mio perdono?—disse Elisa con un'aria di risoluzione tranquilla, ma con una voce in cui si sentivano le lagrime.—Sono forse io ancora qualche cosa per te? Va a cercare il perdono a quella donna che ha più diritto di me di concederlo.

—Elisa ti supplico, non parlami di quella donna. Io non so più che ella esista, te lo giuro. sì, lo confesso, fui un miserabile; ma ti giuro ancora per tutto ciò che ho di più sacro che io non l'ho amata mai. Ora lo sento con sicurezza….