—Oh, me l'avevi già detto un'altra volta!—sclamò Elisa.—E invece….
—È vero, ma quando ti dico che se mi guardo indietro ho vergogna di me stesso! E voi altre due potrete dire d'essere le sole a questo mondo che hanno potuto sentire da me parole simili. Io che non ho mai chiesto perdono neppur a mia madre. Si è vero. Io non so quel che sia accaduto di me. Ero pazzo! Era orgoglio! Ah, se credessi agli incantesimi, direi che la mi aveva stregato. Io la odiavo e pur non potevo staccarmi da lei. Elisa perdonami. Non ti chiedo più. Perchè dovrei ingannarti, ora che debbo partire per espiare i miei errori? Capisco che mi son reso indegno di te e non ti chiedo di più del perdono. Non ho più il diritto di dirti che io non amo, che non ho mai amata altra donna fuori di te. Oh, non lasciarmi partire in collera Elisa. E tu balia, pregala anche tu dunque….
—Ma perchè ora la vuol tornar via da Milano?—sclamò la buona vecchia scoppiando in lagrime.
—Povera balia! Oh vedo che tu mi vuoi più bene di lei. Che cosa vorresti tu che io facessi ancora a Milano? Vorresti forse che mi fermassi per vederla forse diventare la moglie d'un altro? Non vedi che la mi odia?
—Ah Enrico!—sclamò la Elisa con un gran sospiro.
—Mi perdoni?—domandò Enrico ansiosamente.
—No—rispose la fanciulla con un filo di voce—ormai io non ho più nulla a perdonarti. Io sono promessa ad altri.
—Addio. Tu non mi vedrai più. E se accadrà del male, ricordati Elisa, ora sarà per colpa tua.
Enrico si volse, e sull'uscio incontrò don Ignazio che entrava.
* * * * *