Leopoldina leggermente imbarazzata a questo punto raccontò il resto della storia e terminò dicendo:
—Noi in tribunale siamo decisi di fare grosso scandalo perchè avere trovato finalmente bravo avvocato che farà la nostra causa senza fare spendere a noi troppi danari, e abbiamo pensato di venire a prevenire la siniora per suo regolamento.
Donna Eugenia a questo punto stava in forse tra il ridere e lo star seria. L'eteroclito stile dell'austriaca fanciulla le consigliava l'ilarità, ma la storiella a carico dell'uomo che ambiva alla mano della sua Elisa l'aveva un po' turbata.
Ringraziò la signora Leopoldina delle sue buone intenzioni e soggiunse che avrebbe comunicate quelle notizie a suo marito, il quale avrebbe presa quella determinazione che fosse del caso. Li congedò con quella cortesia fredda e cerimoniosa che è più eloquente talvolta di un'insolenza e che a buon intenditore vuol dire: mi facciano però la finezza di non venirmi più fra i piedi.
In fondo però la madre provava una segreta contentezza. Ella non s'era ancora persuasa che la sua Elisa non dovesse diventare la contessa O'Stiary. E quando aperse l'animo al marchese su questo punto trovò in lui un certo sorriso e un assentimento che le fu di buonissimo augurio.
—Andiamo dunque a vedere che cosa ne dice mio marito—fece ella dando il braccio al marchese.
E s'avviarono verso il gabinetto.
* * * * *
—Io non ho più nulla a perdonarti.—Aveva detto la Elisa al conte.—Io sono promessa ad altri.
—Addio—le aveva risposto Enrico—e se accadrà del male ricordati
Elisa che sarà per tua colpa.