In questo don Ignazio era comparso.

Egli era ancora un poco acceso in volto per la collera di dianzi.

—Come, è qui lei?—disse fermandosi e dando un'occhiata severa alla
Elisa e alla balia.

—Sì, zio—rispose Enrico rimettendosi—non ho voluto andare al mio destino prima di venire a salutarvi tutti in casa.

—E… dove fai conto di tornare, se è lecito?—domandò il notaio con voce ironica e quasi stizzosa.

La risposta di Enrico fu interrotta appunto dal comparire di donna
Eugenia e del marchese d'Arco.

Enrico salutò affettuosamente la signora poi mosse incontro al marchese e gli strinse la mano.

—Ah testolina, testolina!—disse questi metà severo metà sorridente.—Sentiamo un poco che cosa fai conto di fare dunque?

—Sì, vediamo questi progetti fioriti—soggiunse don Ignazio.

—Sono semplicissimi. Io partirò questa sera per Firenze dove mi arrolerò come volontario in qualche reggimento. Ho delle raccomandazioni pel ministro della guerra; sono già stato tenuto abile al servizio tre anni sono, e spero mi accetterà. Il mio amico Sappia è incaricato di venir da te, caro zio, per aggiustare tutte le mie faccende.