—Quanto a lei, marchese—ripigliò il giovine conte volgendosi al d'Arco—la mi permetta di ringraziarla, delle sue buone parole. Oh io sento che la Elisa sarebbe stata la sola donna al mondo che avrebbe potuto farmi felice, ma non ho saputo meritarmela ed è giusto che succeda ciò che deve succedere. Adesso non potrei, dovessi morire di dolore, aspirare a lei….
—Naturalmente!—osservò don Ignazio.
—Non vorrei si dicesse che dopo avere sprecato in tre anni tutto il mio avere sono andato ad attaccare il cappello in casa di mia moglie.
—Oh per questo sarebbe il minor male!—sclamò don Ignazio.
—Ho piacere di sentirti a parlare così—disse allora il marchese alzandosi, d'ond'era seduto, con una specie di risoluzione di buon augurio.
La Elisa, che con le gote irrigate di lagrime stava stretta a sua madre, alzò gli occhi roridi in faccia al marchese, e vide sulla di lui fisonomia uno di que' buoni sorrisi arguti, che il d'Arco possedeva quando stava per dire qualche cosa di molto bello e di molto buono.
—Dunque allora se non è che questo—disse egli con voce posata e chiara—dovete sapere cari miei, che quella persona da nominarsi, la quale ha trattato questa mattina la compera della possessione di Enrico e di questo palazzo, sono proprio io. Io non potevo permettere naturalmente, che la casa O'Stiary e la campagna, dove passai tanti bei giorni de' miei anni giovanili, andasse in mano di cani e boriani. La somma fu già rimessa al marchese Sappia, che è garante anche pei debiti di Enrico, e che penserà a pagare ogni cosa. Io sono dunque il nuovo proprietario e credo di aver fatto un discreto contratto. Siccome però io sono solo al mondo e non so davvero che farne del superfluo, così tu, Enrico, mi permetterai di dirti, che tanto la tenuta quanto questa casa, sono ancora cosa tua.
—Ah, questo è troppo, marchese!—sclamò Enrico.
E rimase interdetto, e non pensò di buttarglisi al collo, come avrebbe fatto chiunque altri, che non avesse avuto il di lui orgoglio nelle vene.
Il marchese era, lo sappiamo già, un vero filosofo, e non si lasciava mai influenzare dall'amor proprio.