—Nei mesi di trentun giorni e negli anni bisestili—disse il Sappia con una finissima ironia che il tutore si guardò bene dal notare—gli otto franchi al giorno sì può calcolare che diventino soltanto sette e novantadue centesimi.
—Ho fatto un buco nell'acqua—diss'egli tornato che fu all'Enrico, il quale non s'aspettava nemmeno i cinquanta franchi d'aumento—Bisogna che tu faccia la lite al testamento di tuo padre, che ti ha voluto tener sotto a quel mastodente fino ai ventiquattr'anni; se no finirai, col rovinarti moralmente e materialmente, te lo dico io!
—No—rispose Enrico.—Prima di tutto io non vorrei fare questa lite, neppure nel caso che non offendessi l'ultima volontà e la memoria di mio padre. In ogni modo, dato che il tribunale mi desse torto, io sarei perfettamente rovinato, giacchè avrei fatta opposizione; e tutta la sostanza andrebbe ai gesuiti che stanno aspettando al varco la preda, È meglio ch'io mi stia ai primi danni.
* * * * *
Così erano passati circa due anni, e a dispetto dei trecento franchi al mese, Enrico O'Stiary era diventato uno dei giovani più brillanti di Milano. Cavalcate, scarrozzate, scherma, cene, club, ballerine, e pur troppo di nuovo, il giuoco—nel quale era ricascato con vivo, quantunque inutile rammarico, con profondo, ma pur vano rimorso—erano le occupazioni delle sue giornate e delle sue notti. E la povera Elisa trascurata, infelice, ma orgogliosa nel suo dolore s'era fatta intanto donna.
Il tutore non badava più all'Enrico.
Disperava di cambiargli la testa. "Chiudeva un occhio per non inquietarsi" come diceva lui.
Il marchese d'Arco dal canto suo, il quale vedeva il suo giovane amico far la vita del gentiluomo, e non s'era curato mai di sapere quale somma il tutore gli avesse fissato pei minuti piaceri, era ben lontano dall'idea ch'egli si stesse rovinando a bagno maria. Egli poi non sospettava che Enrico si fosse rimesso a giuocare. Gli sarebbe parso fargli uno sfregio pensando che un'O'Stiary avesse potuto mancare così alla parola d'onore.
Quando si trovavano parlavano d'arte, di cavalli, di politica, e le miserie umane le lasciavano da parte.
Enrico dal canto suo, si guardò bene dal ricorrere un'altra volta al marchese per denaro, e lo schivava come un rimorso. Il Sappia pensava largamente a tutto. Suo padre e sua madre gliene davano in una certa abbondanza, ed egli aveva un credito grande presso gli usurai! E anche lui—lo sciagurato—faceva delle orribili operazioni a babbo morto!