—In tal caso—osservò con un certo acume uno dei due Tedeschi—non arrivo a capire il perchè si parli di Venere, che viceversa è il nome di una Deità molto classica e interamente nuda.
—È vero!—sclamò il Cicerone, colpito da questa osservazione.—Ma debbo dire che in caso l'errore è tutto mio. Io sono vecchio e non ho potuto ancora svestirmi totalmente dei pregiudizi classici. La statua del mio maestro sarà un'opera d'arte che protesti energicamente contro l'invasione moderna dell'impressionismo, del realismo e della sprezzatura esagerata nella divina arte scultoria, che deve essere liscia e finita e non brizzolata e rugosa come la robaccia della scuola nuova.
I forestieri capivano e non capivano.
Il Cicerone era come invaso da un santo sdegno.
—Ma dunque—uscì finalmente a dire il padre—il signor Aldo crede ancora possibile una Venere, dopo tante che ce ne lasciò l'antichità?
—Perchè no?—proruppe il Cicerone.—La bellezza non è forse eterna?
La bellezza del nudo non tramonta mai!
—È tanto bella?—domandò di nuovo la donna—questa signora Nanà?
—Bella è, secondo me, una parola un poco insignificante per esprimere che cosa sia la signora Nanà. Essa è un portento.
—Dicevate dunque—disse il padre austriaco, quasi volesse stornar il discorso dalle imagini troppo estetiche….
—Io stavo dunque dicendo—ripigliò il Cicerone—che Aldo Rubieri è ancora più in voga pel suo carattere che pe' suoi lavori, e raccontavo che aveva cacciato fuor dallo studio il principe russo, mentre il giorno dopo aveva spalancata la porta del suo più segreto penetrale ad un povero pittorello di Roma, che viaggiava per istruzione col sacco in spalla; egli fece colazione con lui nel giardino incantato.