—Perchè?
—Ma perchè la sarebbe una specie di furfanteria se rifiutassi di rivedere una donna alla quale tra le altre cose ho promesso di sposarla e che è venuta a Milano, dopo dieci anni, per rivedermi.
—Ma tanto più!—sclamò Nanà ridendo—Assolutamente mio caro Aldo, se voi la rivedete potete star certo che io non metterò più il piede in questo studio.
Lo scultore fu colpito vivamente da questa uscita così perentoria di Nanà. La guardò con malcelato stupore. Poi le si accostò e le prese la mano.
—Nanà—disse—spiegatevi allora. Questo vostro capriccio ha bisogno di un poco di luce.
—Ecco gli uomini!—gridò Nanà sempre ridendo. I suoi denti, eran tali da non permetterle di parlare sul serio.—Non si può avere un suggerimento dei nervi senza che essi subito ci vogliano vedere un capriccio di… tutt'altra cosa.
Rubieri vedendo di essere stato capito al di là di quello che supponeva e che desiderava, abbandonò la mano di Nanà e restò un pochino interdetto.
Nanà continuò:
—Voi non mi conoscete Aldo, che da otto giorni, e sta bene; se staremo insieme da buoni amici come spero per un pezzo vi toccherà di udirne e di vederne di quelle anche più strane e non per mia colpa, ve lo giuro. Persuadetevi di una cosa sola, ed è che in fondo io sono una buona figliuola, che non faccio apposta, che non è un partito preso il mio di sembrare qualche volta stravagante, ma è una cosa più forte di me stessa. Io vi sembrerò fors'anche una matta gloriosa. Chissà? M'han creata così. È la qualità del legno—proseguì in italiano—come diceva la Sarah, a Firenze. È la colpa del fattore, come diceva Bigio Diotallevi.
—Dunque che cosa dovrò dire ai forestieri?—si permise di interrogare
Mattia Corvino che, aspettava da cinque minuti la risposta.