La vita militare di Alberto fu quella di tanti altri giovani italiani di quella età. Entrato da semplice soldato, ma con tutti i vantaggi d'una buona educazione, e con quelli anche delle raccomandazioni, utili sempre anche dove si avanza col merito, come certo era il caso nell'armata francese, Alberto passò rapidamente per tutti i gradi di sotto-ufficiale, non senza dare indietro una o due volte per qualche scappata giovanile, ma riprendendo il posto poi alla prima occasione dove ci fosse a mostrare valore, attività o intelligenza militare. Diventato ufficiale, decorato, ed avanzato a tenente e capitano, ebbe la disgrazia di perdere il padre che era venuto a vedere più volte con licenze nei brevi intervalli di pace, e che aveva consolato colla sua buona riuscita.

Ripatriato a quella funesta occasione, e giunto già ai venticinque anni, fu naturalmente pressato dalla vedova madre e dai numerosi parenti di voler lasciare il servigio ed accasarsi. Ma egli aveva preso più che mai amore a quella vita che gli era così ben riuscita; e non solo l'amava per sè stessa come prima e per isfogo dell'ardor giovanile, ma oramai anche un po' per l'ambizione che appunto incomincia a spuntare a quell'età, e che era poi così allettatrice in quel [pg!254] tempo, in cui, se non mancava la vita, non potevano mancare a un prode gli avanzamenti anche più grandi e quasi infiniti. E un Italiano aveva forse allora una virtuosa ragione d'ambizione, più che ogni altro. Era bello, era glorioso mostrare ai compagni francesi che non si valeva men di loro; era allettante il giungere a comandare quei prodi, il sollevarsi dalla condizione di vinti a quella di vincitori, il rivendicare, non colle parole, ma colle azioni il nome troppo vilipeso d'Italiano. Tuttavia, non volendo Alberto contradir troppo ai parenti e massime alla tenera madre, non domandava in grazia se non ancora una guerra, e prometteva tornarne poi docile al giogo matrimoniale. Eragli conceduta per forza tal condizione, pure aggiungendovene tacitamente un'altra: che intanto, e dai parenti, e dalla madre, e da lui istesso si cercherebbe tra le ragazze della città che venivano su, quella che tra i due o tre anni accordati gli potesse poi meglio convenire.

Alberto s'adattò facilmente a sifatta non troppo crudele condizione. Era il discorso che venivan facendo più sovente egli e la madre, il discorso di che mostravasi questa più consolata, quando la sera tornava il buon figliuolo appresso a lei rendendole conto della giornata e delle persone da lui vedute. La buona madre vedeva in tale abitudine come una guarentigia delle disposizioni tranquille e casalinghe del figliuolo, e si meravigliava, inesperta ch'ella era, che un giovane dissipato dalla vita militare si riducesse così facilmente a quelle tranquille e solitarie abitudini. Ma il vero è, che il maggior vantaggio dell'attività giovanile è appunto questo, di far meglio e più presto sentire la dolcezza della vita e degli affetti della famiglia. Quelli soli, i quali non hanno provato altro, rimangono inquieti e troppo giovani, per così dire, tutto la loro vita.

Fra le fanciulle della città di cui in quel dolce consiglio di famiglia s'andavano esaminando e pesando attentamente i pregj, l'educazione, la fortuna e la bellezza; era una quasi ancora bambina, ma che appunto perciò conveniva meglio, figlia di un borghese ricco ed impiegato da quel nuovo governo il quale soleva trarre a sè tutte le notabilità, e formare [pg!255] di esse non solo il corpo governante, ma la stessa sua nuova ed amalgamata nobiltà. Giulia era dunque figlia dell'or barone D....; e bella, ricca, bene educata, era già vagheggiata non solo da quanti giovani, ma da quante madri di giovani erano nella città, come poi invidiata e veduta di mal'occhio da alcune delle altre fanciulle, e da quasi tutte le madri di fanciulle che erano in quella. Alberto, portato dal barone che teneva una delle più splendide case che fossero colà, vi si vece osservare in breve per l'eleganza e la scioltezza de' suoi modi militari, i quali contrastavano tanto più coi modi ora impediti e goffi ora effeminati ed affettati degli altri giovani allevatisi intanto all'ombra e nell'ozio municipale. Non è meraviglia quindi che con quelle intenzioni, quantunque ancora indeterminate, di piacere, che aveva Alberto, ei piacesse alla fanciulla più degli altri che si presentavano come suoi rivali.

Or dimmi tu, lettor cortese; t'è egli succeduto mai di fare all'amore senza saperlo; di trovare sovente una persona che non ti pareva d'aver cercato; di rimanere a lungo con lei senza indovinare che ti piace, di ballare con lei quasi sola al ballo, di sedere appresso a lei nelle conversazioni, sempre a caso ti pareva; ed un bel giorno poi, ripensandoci lungi da lei e tutto solo a una passeggiata, o al canto del camino, di accorgerti a un tratto che sei e fosti da gran tempo innamorato? Questo appunto avvenne ad Alberto. Credeva non far altro che esaminare a sangue freddo la Giulia come tutte l'altre. Ma ei l'esaminava molto più sovente; e più volentieri, e con più soddisfazione dell'esame fattone. Diceva: Non son sì pazzo, d'innamorarmi due o tre anni prima, che intanto, oltre la morte mia, possono succedere le mille cose, e fra l'altre questa probabilissima, che s'innamori e ne sposi un altro. Ricca, bella, bene allevata e gentile, costei certo non aspetterà ch'io torni o non torni dalla mia guerra; e poi, io stesso chi sa alla guerra quante altre ne vedrò, e se non m'innamorerò davvero e non tornerò io stesso ammogliato. Benchè sarà difficile, lo confesso, di trovar cosa così graziosa ed avvenente. — Ma in ciò dire scuoteva il capo, come per iscuotere l'inopportuno e pressato [pg!256] pensiero d'amore che gli veniva; e in quell'atto, e al portare la mano alla fronte e alle chiome accorgevasi d'essere osservato da lei, quasi che arrossiva, se le appressava per non far vista di nulla.... e mostrava anzi evidentemente di non aver pensato se non a lei. La giovanetta non era tarda; s'accorgeva di sì fatte cose, non dirò meglio ma quanto ogni altra; sorrideva dove un'altra più avanzata d'arte e d'età ben si sarebbe guardata di sorridere, accettava i suoi inviti senza far vista d'essere altrove impegnata; gli faceva luogo accanto a lei quando le si veniva appressando; si rallegrava e sorrideva alle sue prime parole; e in somma non mostrava di capire, nè volere, nè contraccambiare il suo amore, più che se egli fosse stato suo fratello, o più che se non ci fosse e ci dovesse mai essere amore tra una fanciulla di quindici anni, e un giovane di venticinque. Erano i più sinceri del mondo tutti e due nel non pensare ad amarsi per un mese intero; il mese appresso erano sincerissimamente innamorati tutti e due, e se l'erano fatto intendere, o forse, chè no 'l so bene, chiaramente detto l'uno all'altro.

Allora non fu piccolo imbroglio per Alberto. Stava, od andava? faceva all'amore, o la guerra? S'ammogliava, o tornava a riprendere una vita tutta stenti e pericoli? Tornò a questa, chiamato che fu da una nuova rottura di guerra che sopravvenne. Gliene dolse, ma non esitò; non erano tempi allora in che s'esitasse tanto; e chi men esita, men si duole, ognun lo sa. Era il tempo poi in che più prevalse quel proverbio, che tra due che si separano il più da compatire è quel che resta. È naturale, chi partiva allora aveva immense, veramente strepitose distrazioni. Adunque compatisci, o lettore, se vuoi, solamente la Giulia; se non che è pena persa; chi fu mai da compatire a quindici anni? E meno una bella fanciulla.

Eppure pianse di soppiatto tre o quattro giorni; ricusò un ballo; otto o dieci giorni non pensò ad abiti nuovi nè a mode; quindici o venti altri, o forse un mese intiero, prese malamente tutte le sue lezioni. Se io scrivessi un romanzo, non direi così; perchè è intenzione mia d'interessarvi alla Giulia: ma scrivo storie vere; e poi mi piace di fermarvi un [pg!257] momento a guardare la figura d'un'allegra e leggera giovanetta; la mestizia e la serietà degli affetti vengono pur sempre troppo presto.

La guerra a cui era stato chiamato Alberto, era quella terribile del 1812 in Russia. Alberto fu di que' pochi che ne riportarono inconcusso l'animo, salva ed intera la persona. Ma si succedevano scavalcando l'una su l'altra le campagne d'estate e d'inverno; dopo quella di Russia, quella di Polonia e Prussia, poi quella di Vestfalia, poi quella di Sassonia, poi Leipzig, e Hanau, e finalmente l'ultima campagna di Francia sempre più presso, e finalmente sotto le mura stesse di Parigi. Vorrei potervi dire che Alberto fu dei pochi che ricevettero a Fontainebleau l'ultimo addio del sommo capitano, che sparsero quelle lacrime virili, che lo videro abbracciare le aquile così gran tempo vincitrici; vorrei, dico, potere accrescere la gloria di Alberto con dirvi di lui tutto ciò. Un romanziere non lascierebbe nemmen qui passar l'occasione. Io vi dico schiettamente, che Alberto non si trovò a tutto ciò; e che stanco e ferito egli, fra molti del suo reggimento, domandò e ricevette facilmente la sua licenza col suo grado di caposquadrone per ritornarsene in Italia. Avrebbe potuto rimanere in Francia al servigio; ma molte ragioni lo fecero partire; fra l'altre questa, che mutar padrone è sempre spiacente, e gli pareva meglio non farlo, non essendoci obbligato.

Perchè del resto non avrebbe avuto ragioni urgenti di tornare a casa. Aveva in quei tre anni perduta la dolce madre, la tenera compagna e confidente delle ultime serate che aveva passate nella sua patria. E la patria gli era cara sì, ma quasi non la conosceva. Quanto poi alla Giulietta, a quest'ora, chi sa, sarebbe sposa e forse madre. In quegli ultimi rovesciamenti, e massime dopo la morte della madre, ricevendo pochissime lettere da casa, non sapeva più nulla di quanto fosse colà succeduto.

Tuttavia, giunto a casa e pur assestando i suoi affari, una delle prime cose di che s'informò, fu del padre di Giulia, del suo impiego, del suo titolo, e massime della figliuola. Seppe che l'impiego era perduto, il titolo sparito, le [pg!258] ricchezze scemate assai, e poi, quasi conseguenza di tutto ciò, che la figliuola era rimasta, ed oramai rimarrebbe forse gran tempo, da maritare. «L'ex-barone,» diceva l'interlocutore, «avrà ancora le pretensioni di prima per la figliuola; costoro si sono immaginati di diventar nobili davvero. Ma sì che il pover'uomo se n'avvedrà; i veri nobili non vogliono certo più della figliuola, e la povera zittella ne rimarrà in mezzo fanciulla in eterno.» L'interlocutore credeva di vedere a ciò sorridere Alberto, che in vece mordevasi sotto i baffi le labbra.