Ma già pieghiamo alla costiera, che mette a Menaggio. Menaggio Questo borgo venne non ha guari ornato di Pretor regio, nè più risente i danni che gli recarono le guerre nel secolo XVI, anzi i di lui abitanti godono fin l'agio di non pagare la tassa personale, perciocchè a tal peso del Censo soddisfanno abbondevolmente colle rendite della Comunità. A manca del Borgo mette foce nel lago la Sanagra[43] fiumicello, cui si vollero attribuire molte guarigioni, massime per male di gambe; ma gli osservatori trovarono quelle acque freddissime e lievi senza mistura alcuna di minerale. Giova però quel fiumicello al commercio non poco, perciocchè tenendosi in collo quelle acque con argini, si strascinano poi alla spiaggia le gran piante che recidonsi sulle montagne. Non esiste più in quel borgo il chiostro de' Canonici regolari, ma tuttora v'esiste la gran lapida al nome sagra di Lucio Flavio Minicio Esorato Flamine di Tito e carico pure d'altri titoli militari e pontificj. Questo sasso vi si fece recare dall'erudito impressore librajo Minicio Calvo nel secolo XVI, che tratto avealo dalla spiaggia presso Rezzonico. Vedesi questa incastrata qual base nella chiesuccia di santa Marta, presso cui don Paolo Paravicini eresse un casino agiato, che serve a quel cavaliere di riposo nel suo viaggio da Como alla Valtellina. Nè manca a Menaggio il soggiorno perpetuo di famiglie nobili, la Castelli, la Magnocavallo, e quella de' Conti Bolza, un cui rampollo fiorisce in Sassonia, e venne rammemorato dal re di Prussia nella storia della guerra settenaria. Anche i Guaita, che soggiornan pel più a Codogna, hanno a Menaggio abitazione signorile, piantata veramente sulle onde del lago, onde, se soffrono l'incomodo del fremito di quelle, godono poi tutta l'amenità d'un prospetto invidiabile. Non vuolsi pure ommettere il recente edifizio de' Campioni, i quali arricchiscono colle miniere e le opere del ferro.
Apresi da Menaggio l'ingresso della valle che mette a Porlezza, Porlezza Cavargna ed a Cavargnoni. Hannovi sul passaggio più terre Croce, Cardano, Codogna chiara per l'origine e ville di più famiglie dei Guaita; da lato poi Grona, Bene, Naccio. A mezzo incontrasi un laghetto pescoso, a cui di recente si aperse più retto ed ampio sfogo in quel di Lugano presso Porlezza, e si acquistarono campi all'agricoltura collo scemarlo e il distruggersi della palude. Più in là scorre il Cuccio, che piomba da Val Cavargna. Ma degli abitatori d'essa tante furono e sì paurose le descrizioni, che saria colpa risparmiarne un motto. Boldoni[44] li dipinse come il più sanguinario popolo; ma i Cavargnoni sono dolci cogli ospiti, e solo hanno alquanto dell'indole Corsa per la vendetta. Poveri e in cima e in fondo delle loro alpi natie procurano di non soggiacere ai diritti sul tabacco e sul sale prefissi. Castagne e latte sono il lor vitto, e nelle feste del Natale si formano un pan duro, che lor serve per mesi, ed appendesi alle soffitte, quasi come que' lustri, che il lusso appicca alle volte delle sale dorate, ed aggiornan con ardenti cere le notti. Può dunque de' Cavargnoni estinguersi alquanto la mala voce. Il soggiorno fralle rupi alimenta costumi rozzi, ma innocenti; vi si conserva l'ospitalità de' secoli Omerici; l'aer puro sottile sereno, in cui vivono que' montanari, sovrasta non di rado al tuono ed alla folgore, come suol dirsi, che l'animo del sapiente s'aggiri sovra l'atmosfera delle[45] passioni, e sol forse può rinvenirsi o serbarsi un tal savio fra le vette solinghe e le selve.
Da queste valli nuovamente il pensier rivolgendo a Menaggio seconderemo il curvo lido che guida a Nobiallo Nobiallo terra nota per le cave dei gessi, e per la divozione de' popoli verso un tempio di Maria Vergine. Fin là quasi piana ed amena corre la via regina interrotta poi dagli aspri scogli di Sasso Rancio. Conviene ivi salir sopra con rapida ascesa e per quelle balze scoscese ne' vecchi tempi tagliossi la via maestra che guida a Grigioni. Ottimamente scrisse Paolo Giovio, che uom di cervello non passeravvi a cavallo almeno per qualche tiro d'arco, poichè la caduta stritolerebbe le ossa d'un infelice innanzi, che le ingojasse il profondissimo lago.
Le spalle de' monti vedonsi qua e là foracchiate da que' giornalieri, che vi estraggono l'ocra di ferro satolla. Indi Gaeta Gaeta gioisce d'un golfo leggiadro, e le di lei falde sono così bene al sole esposte, che tre secoli fa i coltivatori d'esse vi trapiantarono le malvagíe di Candia, che vi provarono ottimamente. Anche al principio dello scorso il Borsieri lodava quelle uve moscatelle, e dovrebbono aspirare di bel nuovo quelle genti alla gloria degli antichi vigneti. Antico sembra pure il nome del luogo, e tiensi che gli venisse dalla somiglianza col lido della Romana Gaeta, mentre in lingua laconica suona tale appellazione lido incurvato.
Gli scogli di Sasso Rancio finiscono poi finalmente, dove spumeggia il ruscello dell'Acqua Seria, che giù scende incognito quasi per valle solitaria, ove le care ombre fanno trovar giovane l'alba nel meriggio d'agosto. In alto della valle sta Breja. Ma sul lido avvi chiostro con Chiesa di Domenicani, i quai però ora non vi abitano. Siegue indi Rezzonico Rezzonico terra, che diede il nome ad illustre famiglia, un cui rampollo trapiantatosi a Venezia produsse quel Pontefice d'ammirabile mansuetudine Clemente XIII, ed altri fioriscono a Milano e in Como. Vuolsi eziandio, che tal gente fosse una sola colla Torriana che dominò molto in Lombardia; e traslocossi anche nel Friuli. Presso il fu eruditissimo Conte Anton Gioseffo Rezzonico conservavasi il Breve di Pio II, in cui favellasi del padronato sulla Chiesa Domenicana spettante a' diletti figli i Nobili della Torre di Rezzonico. Varie appellazioni vernacole giusta i tempi ebbe questa famiglia e questa terra, e sì l'una che l'altra furono quindi anche Arzonico e Ronzonico. Cultissime sono le falde delle montagne che dietro le stanno, poi a certa altezza i castagneti, indi verdeggiano i pascoli saporosi. A pochi passi da Rezzonico scorgesi locata sovra un promontorio la rocca vetusta, per cui ci si conserva una immagine viva delle antiche castella merlate.
Le picciole terre di Pianello e di Cremia[46] Pianello Cremia Musso non ci arresteranno, volonterosi troppo di favellare di Musso già prima dominio, e poi sul finire del secolo XVI feudo dei Malagrida, ora marchesato dei Bossi. La rupe aspra conserva tuttora i vestigi di quella triplice fortificazione innalzatavi dal famoso Triulzi Giangiacomo seguace belligero de' re francesi Lodovico XII e Francesco I. In questa fortezza si mise poi entro nel 1522, ed accrebbela Giangiacomo Medici, ed ignorasi anche se vi riuscisse per fraude, o col favore di lettera del Duca Francesco II Sforza. Egli la rese una rocca quasi inespugnabile, e di là portò il terrore su tutto il lago. Destreggiandosi egli ora con Carlo V Cesare, ora col re Francesco seppe mantenervisi contro gli sforzi del Duca, e dei suoi alleali Grigioni e Svizzeri. Se miriamo al valor di costui militare, non può negarglisi l'ammirazione, ma se le rapine, e le stragi e i danni cagionati si considerino, viene orror di que' tempi. Oltre i nostri storici, parlarono di quelle imprese Galeazzo Cappella, Marco Antonio Missaglia, ed il Fiammingo Enrico Puteano discepolo illustre e successore di Giusto Lipsio. Il Medici[47] rappresentò nel XVI secolo quei condottieri d'arme del XV, e ne torna al pensiero il Barbiano e il Braccio. Ma finalmente poi venne a patti collo Sforza nel 1532, ed ebbe dal Duca il marchesato di Marignano e trentacinque mila zecchini. Ostaggio del trattato fu Giannangelo di lui fratello, poi Papa Pio IV. Si distrusse allora la rocca, di cui pochi rimangono vestigj. Ma se l'occhio spingasi alquanto alto sulla rupe, vi si scopre una fossa ampia e profonda tagliata nel ceppo vivo, dalla quale anche sola può arguirsi, qual forza potesse avere e qual difesa il Medici, cui sebbene da taluno si neghi fino che sapesse scrivere il proprio[48] nome, pure non può negarsi che non abbondasse d'accorgimento, di mezzi e di valore, e ne diè pruove fralle truppe di Carlo V, e poi comandando per Cosmo Duca di Firenze domò malgrado gli ajuti di Arrigo II la repubblica di Siena. Mentre però coll'aspre piraterie sue il Medici travagliava i Comaschi, molto si valse dell'opera intrepida di Luigi Borsieri, a cui fu fratello Giambattista l'avolo dell'eruditissimo nostro cittadino Girolamo.
Presso Musso corre il Carlazzo torrente quasi ignoto, ma che nell'anno 1793 gonfiossi sì stranamente da menarne il guasto grande. Or l'alveo incanalossi di bel nuovo, e gli si sovrimpose un ponte di pietra, e il cielo voglia che non lo sdegni[49] quanto l'Armeno Arasse. Veggonsi nel dorso del monte le antiche cave, da cui si trassero i marmi bianchi pel maggior tempio di Como.
Sfuggon poscia a foggia quasi di mezzo cerchio le montagne dal lido, e nella vallata s'incontrano le terre di Garzeno e Stazzona. Avvi di là strada, che ognora per gioghi e per valli sbocca a Bellinzona.
Dongo poi Dongo giace sulla concava e tranquilla spiaggia borgo illustre per le miniere di ferro[50], non che pei molti campi e vicinanze sue, e per le oneste famiglie che l'abitano, come Musso e Gravedona.
Ampia e ridente pianura separa Dongo da Gravedona, Gravedona e per le più rigogliose praterie hannovi viottoli, che invitano al passeggio. Una rapida fiumana, che muove dalle rupi lontane, divide l'un paese dall'altro, e si pensa ora di sostituire a quel di legno un ponte di solide pietre. Gravedona è castello illustre, e meritò menzione nelle paci di Federico Barbarossa. Godette sino a questi ultimi tempi di leggi sue proprie in materia di vittovaglie, quantunque già da due secoli soggiacesse per ragione di feudo insieme colle pievi di Sorico e Dongo alla famiglia Gallio dei Duchi di Alvito, che ivi mantenevano un Commissario, pel quale s'amministrava giustizia. Son pochi anni, che non senza successo vi s'introdusse una fiera di bestie bovine, le quali vengonvi dagli Svizzeri, e di là per la strada di San Jovio, la quale pertanto fu descritta fralle provinciali, si sbocca ai contorni di Bellinzona. Le circostanze del paese non permisero però di porvi ancor mano, e vorrebbesi eziandio diminuirne la lunghezza, e la solitudine del viaggio con qualche opportuno edifizio.