Sul lido un po' dal borgo distante sta la chiesa colleggiata, e presso a quella, come costume era de' templi vetusti, il battistero separato. Non perderà il viaggiator colto l'occasione di visitarli, e senza dubbio ve lo alletteranno l'opera d'antica foggia, le due iscrizioni d'Agnela ed Onoria appartenenti al secolo V, e qualche annosa pittura, che da lor anche sole distruggerebbono il parer del Vasari, il qual vorrebbe, che il risorgimento dell'arte bellissima s'attribuisse soltanto a suoi toscani il Cimabue e il Giotto. Il fresco nel battistero rappresenta il miracolo della Vergine narrato dal Sigonio, e che vuolsi accaduto nel 823.

Bella mostra fanno di se le case dei Gravedonesi a vario ordin locate sulla sorgente collina, cui tengon dietro le montagne più ardue, ma coltivate. L'arcidiacono Luigi Volta per retaggio Stampa vi possedeva una casa, che tutto domina il lago per miglia venti, e coi giardini vi scende. Presentano questi colle muraglie l'immagine d'una fortezza, e corre voce, che verso la metà di questo secolo gli Spagnuoli scambiasser da lungi quelle muraglie per la rocca di Fuentes, al cui assedio si recavano. Ma tutti supera i palazzi del lago il vastissimo edifizio eretto in Gravedona da Tolomeo Cardinal Gallio[51]. È fama, che sì gran mole v'ergesse quel favorito della fortuna, perchè già con maneggi presso Filippo II si fosse adoperato di avere in feudo anche tutta la Valtellina, che a cinque miglia le sta di fianco. Quattro torri fiancheggiano il palagio, e sale e stanze non mancanvi; vi mancan bensì i giardini, abbenchè l'iscrizion postavi dal Cardinale parli di orti e di fontane. Ma le pareti nudate fanno doglia, e chi ami saper come le ornasse Tolomeo, può leggerne la descrizione di Sigismondo Boldoni, il quale specialmente impiega i vezzi dello stile intorno a quella tavola, in cui s'ammiravan le Grazie con Cerere, Venere e Bacco, ed a quell'altra, che rappresentava il ceteratore Arione sedente in sul delfino. Venne nello scorso secolo spogliato il palazzo d'ogni sua ricchezza, e dicesi, che perisse la nave, sulla quale s'erano collocati molti quadri, perchè da Genova a Napoli si recassero. Del resto qualor pensisi all'impresa di un Cardinal sì magnifico, non che alle leggi da lui dettate col più accorto testamento, e tutte pure infrante col favor delle leggi, sentesi quasi un presidio per non essere infermi giammai di posteromania. Effetto immobile della sua volontà altro non resta, che l'opera pia per dottare in Como donzelle povere.

Vogliono pure qualche nostra parola le montagne sopra Gravedona, nè son senza terre, Traversa, Vercana, Caino, Dosso, Livo, e Peglio. In questa ultima v'hanno belle pitture, e fra queste meritan nome i freschi rappresentanti con tocchi fortissimi il giudizio universale, per cui si nobilita la parrocchiale. In queste montagne veston le donne a foggia di cappuccini, e vuolsi che l'usanza venisse loro per voto fatto nel secolo scorso in occasione di peste; perciocchè costumando già per immemorabil tempo di recarsi in Sicilia gli uomini di queste contrade, e veggendo ivi le pinzocchere in Palermo devote a santa Rosalìa vestirsi di tal foggia, recaron costoro alle lor mogli il pensiero di tale abbigliamento. Hannovi tra queste montanare persone assai benestanti, le quali però mantengonsi fedeli al lor panno tané, e soltanto osano servirsi di lana più fina, e come ognuna di queste femmine porta una cintura da grande fibbia verso l'ombelico fermata, così le ricche avrannola anche d'oro, e il collare che scende sul petto e le spalle, sarà per esse di ben tessuti merletti. Del resto l'aria della salute spicca nei volti loro, ed abbenchè parecchie vengano a Como ne' giorni della maggior settimana per venerarvi il Simulacro del Crocifisso, pure la singolar moda loro attira sempre i guardi nostri, nè io seppi negar mai i miei pensieri alla religion loro, robustezza, e libertà, se i lor beni conoscano, fortunatissima.

Con breve intervallo di lago, ed anche per agevole via si giunge a Domaso Domaso luogo di vivo commercio, che in questi anni ultimi crebbe anche non poco. Molto ivi si esercita la filatura de' bozzoli, e se prenderà piede la costumanza di filarli ad acqua fredda, giusta il sistema prescritto dal chiaro preposto Castelli, meno diserterannosi i monti di legne. Non v'ha spiaggia, dove la Breva (che il vento è del meriggio) eserciti l'impero e la durata maggiore. Quindi e il soffio d'essa e il vicin fiume fanno, che vi si addensin le ghiaje, e cresca il lido; ma pure non sono moltissimi anni, che sprofondossi un promontorio, che spingevasi nel lago. Il caseggiato di Domaso è molto decente. Ivi ha villa il marchese Calderara, i cui maggiori trassero di là l'origine. Nè tacerò l'ameno casino erettovi non ha guari dal musico Giambattista Vasquez, il qual vi giojsce d'un ozio beato, e ritirossi in questa sua patria dopo aver figurato alla corte di Portogallo, dalla quale ha uno stabile assegno. Io mi trattenni al gravicembalo di questo amabile filarmonico, cui pure non manca una piccola biblioteca. Il Mancini nelle riflessioni sul canto collocò il Vasquez fra i cantori del primo rango, e la celebre Madama di Bocage, che[52] giovinetto udillo in Roma, nominollo con lode il Battistino.

Buone case hanno pure in Domaso i fratelli Venini di quella famiglia a cui appartiene l'illustre scrittore abate Francesco; ed in altra pure agiata d'assai, che già fu del maggiore Pietro Paolo Paravicini, esercitò meco l'ospitalità più gentile il dottore di leggi Innocenzo Roselli, cui toccò in sorte la più invidiabil moglie, che tutti sa compiere gli ufficj dimestici, e predica coll'esempio, che le madri sane denno essere le nutrici de' figli loro.

Ameni sono i passeggi presso Domaso, e giù fra prati, dove le acque scorrono copiose; avvi una considerabile fabbrica, in cui segansi i gran tronchi, che per la Mera o per l'Adda giungono al Lago.

Le falde de' monti producono vino potente e grano non poco, nè vi mancano più terre Buggiallo, Trezzone, ed altre. Egli è da un quinquennio che riattossi da Domaso fino a' confini del Lario la via regina, e secondando noi quella col naviglio nostro incontreremo Gera, Gera cui venne senza dubbio il nome dal vocabolo latino Glarea. A foggia d'arco giace questa contrada sul lido, ma le arene, che vi si ammonticchiano, cominciano a rendere la navigazione in quei contorni più difficile. Non avvi luogo più pescoso sul Lario, e molta ed insigne è la quantità delle trote, che ivi si prendono. Ma le lunghe febbri e i visi pallidi degli abitanti per l'inclemente aere afflitti non si compensano dall'utilità della preda. Può vedersi a Gera il raffinatojo del sale, che pe' Grigioni si appresta, e possono pure osservarsi le ruine della villa appartenente già all'erudito storico Conte Giorgio Giulini, i cui maggiori traevan di là l'origine. Il vicin torrente devastolla con orrido impeto, nè più quasi altro vi resta, che le peschiere.

Succedono i miserabili avanzi di Sorico Sorico già capo di pieve e popoloso. Or le case vuote d'abitatori e cadenti a brani divenner ripostigli di fieno. Stavan lì presso i vestigj dell'antico ponte[53] sublicio, il qual vi si formò dal chiaro generale Nicola Picinino per affrettarsi in soccorso de' Ghibellini in Valtellina fautori del Duca Filippo Visconti, e restonne memoria, poichè ruppe indi a poco i Veneziani, e fevvi anche prigione Giorgio Cornaro. Del qual fatto resta un monumento la chiesa presso Delebio eretta alla Vergine dal Duca grato per tanta vittoria.

Noi pel basso fondo spingendo la barca nostra risolviamci di vogare a ritroso perciocchè qui ristringesi il lago a canale, per cui le acque scorron congiunte dell'Adda e della Mera, che dal lago esce di Mezzola, il quale spetta ai Grigioni. Annovi su lui la villa di Sommolago illustre per lo martirio di S. Fedele ai giorni di Massimiano Cesare, e dall'altro fianco Novate, Novate ove gran copia si reca d'abeti e di larici per segarli. Da questo laghetto con otto miglia di viaggio terrestre si giunge a Chiavenna. Egli fu ne' contorni di Novate, che arrestossi nello scorso anno[54] Semonville, il quale colle gemme di Francia e la sua eloquenza recavasi ambasciadore di sua nazione a Costantinopoli.

Ma con breve giro ritorniamo alle sponde del Lario, e solchiamolo lungo i canneti, che occultano al guardo le paludi del piano di Colico. Esse sfogano lentamente per varii canali le pigre lor acque. Fra queste la fossa di Borgo Francone ne accenna il nome di quel greco capitano Francilione, il quale pe' Cesari d'Oriente governò ne' nostri contorni contro l'irruzione de' Longobardi. Vuolsi altresì che in questa parte esistesse una piccola città dal di lui nome appellata, e certamente non lungi v'era il famoso castello di Torre d'Olonia. Apresi in faccia a noi la Valtellina paese per la fertilità sua, popolazione, numero di terre, e di famiglie nobili assai considerabile, e che recò occasione di fatti d'armi e di passaggi guerreschi anche nel secolo XVII, quando la Spagna stava pe' di lei abitatori, e la Francia pe' Grigioni, che ne sono signori sotto però certi patti giurati.[55] Il primo borgo, che ne occorra in esso è Morbegno. A contener l'impeto de' Reti fabbricò il Conte di Fuentes il forte, Forte di
Fuentes che tenne il di lui nome, nè picciol tesoro costò. Giuseppe II vendettelo a privato uomo nel tempo, che gli venne il pensiero di abbandonar molte rocche e smantellar anche più città delle Fiandre. Del resto, benchè abbiavi una collina, che alquanto il domina, il Forte di Fuentes era posto di lunga difesa per gli stagni, che il circondano. Il degno nostro cavaliere Maggior Pietro Paolo Paravicini, che i buoni piansero rapitoci da morte nel 1790, potè sostenervisi per ben tre mesi nel 1743, e merita memoria, che inviatovi egli dal Principe di Liectenstein vi si avviò con trecento uomini da Coira, e seppe introdurvisi col favor della nebbia, abbenchè già il Generale Spagnolo Villafuerta avesse bloccata la piazza con 1500 soldati.