È da bramarsi, che tanta palude inutile, e cagion perenne d'insalubrità si cangi in campi, dove fiorirebbe l'agricoltura. Ciò si otterrebbe, quando si dilatassero alquanto, e s'approfondissero gli emissarj del lago, del che si parlò estesamente dal Preposto Castelli nel libretto sugli stagni di Colico.[56] Colico La fecondità di que' contorni ne prometterebbe la riuscita ottima. Tengono alcuni che il nome di questa terra, i cui abitanti per l'intemperie dell'aria a cinquant'anni sono già decrepiti, proceda dal latin verbo colligere. Deh sarà mai, che di bel nuovo un giorno, dove stridono le ranocchie, ronzano i tafani, e s'appiattano i beccaccini, sarà mai, che sulle messi bionde s'affatichi il mietitore?[57] Ora ne' mesi estivi fuggono gli uomini lungi da micidiali miasmi, e si ricoverano sulle vette rimote. Quando il pelo si abbassasse alquanto del lago, facil cosa sarebbe il dar innocuo il corso ai molti ruscelli e torrenti, che giù scendono dall'immenso Legnone, dalle cui radici può dirsi, che una catena di monti s'accumoli e giunga sino in Dalmazia[58].

Doro è il luogo primo, che incontrasi Doro dopo, ed è, come tutta quasi quella riviera, addetto al rito ed Arcivescovo Ambrosiano. Di là cominciavano i feudi, di cui fu ornata la famiglia illustre degli Sfondrati, or da pochi anni estinta.

Non lungi sotto a gran massi di monte si scorge Corenno, Corenno da cui traggon l'origine i Conti Adriani. Un d'essi dopo la scoperta di Montgolfier fu un de' primi aeronauti, ed avventurossi con felice audacia al pallone aereostatico. S'ergon presso Corenno vestigj d'antica rocca, e tra questa terra il prossimo Dervio scorre il Varrone figlio di montagne ricche di ferro. Devesi a questo fiume l'ampia spiaggia, che si spinge nel Lario, e che formò egli strascinandovi le arene e i ciottoli. L'industria degli agricoltori seppe poi renderla feconda, e divenne una pianura fertilissima.

Dervio Dervio quindi gode di vasti equabili campi, e fa di se mostra leggiadra ai naviganti, ma non ha comodo accesso alla prossima valle d'Introzzo. Di bel nome gli furon larghi gli scrittor nostri, che l'appellarono Delfo in latino, come pur toccò in sorte per essi a Corenno quel di Corinto. Soggiace alla Pieve di Dervio la valle d'Introzzo; e la compongon con altre pure le terre di Sueglio, Tremenico, e Vestreno. Giuseppe II nel 1786 avendo stabilite nella Lombardia Austriaca otto politiche prefetture pensò a meglio dividere le province, e perchè le cure d'ogni municipalità meglio vi potessero provvedere, e perchè tutte al possibile si avvicinassero le province ad una eguaglianza di carico. Quindi non sol tutte queste parti di lago dieronsi da Cesare ai Comaschi, ma ben anche le feraci Pievi di Casale d'Incino, Garlate, Oggionno ed altre. Ma infelicemente poi il tutto tantosto cadde a vuoto, e la città nostra seguirà a patire il danno, che già soffre da quasi tre secoli colla perdita della Valtellina ceduta a Grigioni, e de' Baliaggi, che godono in Italia gli Svizzeri, abbenchè il sagrifizio di tanto territorio abbia assicurato il resto dell'Insubria ai Duchi di Milano.

Sebben queste doglie d'amor patrio sedinsi alquanto coll'ilarità della navigazione, che già ne guida a Bellano Bellano celebre borgo e simile a nobil città. Ne accoglie il porto ampio di quadrate pietre costrutto, e i guardi nostri si attraggono dagli edifizj decenti, quantunque le guerre l'abbiano assai danneggiato. Sulla maggior chiesa, a' fortissimi martiri Celso e Nazario dedicata, conservansi ancora gli stemmi dei Torriani e Visconti. Il tempio marmoreo vi fu innalzato per Azzo Visconti e lo Zio Giovanni Milanese Arcivescovo. Nicola Boldoni avo, e più Sigismondo il nipote accrebbero al luogo la fama colle doti dell'ingegno. Godono i Bellanesi di mitissima estate, ma nel verno travagliali una pungente aria, che accrescesi dalla Pioverna e dalla prossima Valsasina. Nel di lei distretto quantunque alpestre v'hanno Comunità ventotto, delle quali però non facciam motto, siccome remote dal guardo di chi navighi. La caduta della Pioverna attira ognor forastieri a Bellano. Questo fiume scaturisce non lungi da Introzzo, e piomba da scogli altissimi: altre fonti l'accrescono fino a[59] Corte Nuova. I paesani vogliono, che ivi per ciechi sfoghi si diminuiscono le di lui acque, e queste col girare de' secoli fra i massi del monte, che le strozzava, si approfondarono a perpendicolo un alveo, che meglio non avria potuto farlo la polvere a forza di mine, e la costanza e la spesa pazza di più scarpellini. Vassi a vederne la spumante romorosa cascata, ed avvi ponte sopra, che raccomandato a catene fisse nello scoglio accresce coll'orrore la maestà dello spettacolo, indi con più larghe sponde va la Pioverna al Lago[60]. Non si può a parole spiegar il sasso scavato a foggia di laguna, nè il muggir del fiume. Bello è il contrasto d'aperta luce a pochi passi, bella la tenebrìa muta d'ogni raggio, pel che talor vi s'aggira anche nel meriggio la nottola.

Dopo lo severo spettacolo tanto fanno maggior l'impressione le felicissime campagne, cui diedero i maggior nostri l'appellazion di Cultonio. Queste si terminano dal promontorio di Murcò, e già si scopre Varenna Varenna locata sopra scogli. A que' soli in quel lido ben si può ignorare il decembre tristo, o l'ispido gennajo. Infatti non i lauri soltanto o le mortelle o i melaranci, ma fin gli aloe e le melie azederach vi fioriscono spontanee, e molti in que' dirupi si provvidero di quella pianta siriaca e de' cerei ambiti. Di sì beata temperie scrisse elegantemente in verso l'abate Francesco Venini al patrizio nostro don Antonio Canarisi, anteponendo a sì caro soggiorno il fumo, il fango e lo strepito Parigino. All'eccidio degl'Isolani deve Varenna i principj suoi, ivi quella bellicosa gente ricovrossi, e il Roman rito introdusse fralle piagge ambrosiane. I maggiori Giovj là pur si ridussero per qualche tempo, come apparve per la vetusta lapida da Gianmario Scoto trasmessa a Benedetto Giovio; ma presto mutaron sede, ed erano già Comaschi nel secolo XIII. Sono degni da vedersi i giardini del conte Angel Serponti, e di là può l'occhio scorrere sovra la maggiore ampiezza del Lario, il quale ivi si parte alla foggia della greca ypsilon, il che accennossi da Paolo Giovio, che scrisse ivi il Lario accostarsi[61] alla figura della lettera pittagorica. I monti sopra Varenna non sono infecondi di tartufi fraganti; del qual genere non punto scarseggia il Comasco.[62]

Scorgesi indi presso la riva un palagio, che già fu chiostro; ma quelle vergini con salutare consiglio stimò di trasportare altrove Carlo Cardinale Borromeo per la santità de' costumi ad ognun venerabile.

Sarebbe lunga cosa l'indagare i prodigj del Latteo, dal quale fiumicello prende nome la prossima terra di Fiume Latte. Fiume Latte In questi contorni Ercole Sfondrato edificò la Capuana ricca di fontane. Il Boldoni con eleganza descrissela in due pagine, e con un libricciuolo il padre Giovanni Bonanome nel 1646; ma chi può leggerlo povero di cose e guasto tutto de' bisticci e delle lascivie dello stil secentistico? Spetta ora la Capuana al Conte Alessandro Serbelloni, a cui pervenne l'eredità dell'ultimo Sfondrato Conte della Riviera.

Costeggiano indi il Lario vigne perpetue; dopo sieguono i due piccioli promontorj di Vetergnano. Poco da quelli dista Lierna Lierna cinta da non ingrato territorio. Lodansi i di lei vini per coloro, che soffran di calcoli e podagre, perciocchè al sapor graziosamente tagliente congiungono la facilità d'esser passanti. Nè già mancan d'oliveti quei campi, ma più fecondi ancor ne sono i prossimi, che dierono il nome ad Olcio Olcio terra di qualche fama anche pel marmo Luculléo ossia nero, di cui i maggior nostri si valsero per alcuni pilastri del maggior tempio in Como, e Girolamo Borsieri crede, che ne usassero non già per mancanza di marmo candido, ma per accrescere maestà.

Di qui tantosto orrida innalzasi una balza aspra e forte in varj massi squarciata, la qual copre Mandello, Mandello borgo e pel numero degli abitanti e per gli edifizj e per la fertil pianura, che lo circonda, a niun altro secondo del Lario. Ivi i Marchesi Airoldi hanno un palagio, che per la sua mole cede soltanto al Gallio di Gravedona. Soggiace Mandello per l'ecclesiastica giurisdizione al Vescovo di Como, e soggiacciono a quell'Arciprete Plebano Vassena, Olcio, Lierna, S. Lorenzo sopra Adda, e Grebbio. Se non che la bellezza del lido piano, reca talora a Mandello qualche insalubrità d'aere, allorchè il Lario soverchiamente gonfio straripisi in esso. Celebre fatto d'armi accadde in vista del borgo nel 1532, quando azzuffatesi le navi Sforzesche con quelle di Giangiacomo Medici vennero disperse dal minor numero delle Medicee, ma il Castellano di Musso vi perdette sul fior degli anni il fratel suo Gabriele fortissimo giovane, e lui squarciato nel fianco da una bombarda coperse Giangiacomo, perchè i soldati da compassion tocchi non si lasciassero fuggir di man la vittoria; e poco dopo perdette pure la vita Luigi Borsieri Ammiraglio del predator Mussiano.