Dal promontorio Roboreo si chiudono le campagne di Mandello. In dentro è la Chiesa di S. Giorgio, poi Teolo, indi il Tempio di S. Lorenzo, e il Villaggio della Abbadìa, Abbadìa ove stettero anticamente Monaci Benedettini, e in fin quasi della punta il chiostro già dei Serviti, or vuoto, dacchè si ridussero essi in Como al chiostro di S. Chiara presso la Cosia, abbandonando anche l'altro di S. Girolamo presso le mura della città.

Giungesi poi là dove il lago stretto dalle montagne non ha larghezza che di tre quarti appena d'un miglio. Ivi ebbero i Capitani Sforzeschi il vano pensiero di tirare una catena, onde frenare le scorrerie delle guerre civili. Ma di bel nuovo fuggono le rupi a foggia di gomito, e per rotti massi schiudesi il varco alle contrade di Gessima per vini austeri nota e per buone cave di calce. Questi scogli son tuttora infami per la miserabil morte di Lodovico Savelli, della quale parlò Paolo Giovio. Sdrucciolovvi quel giovane infelice, e nel cadere avvenutosi ad un ramo abbrancollo. Frattanto, chi lo vide pendente dall'altissimo scoglio, invan tentò di soccorrerlo; cinque ore bruciato dal sole stette egli pendente, alfin le forze abbandonandolo cadde, nè gli giovaron punto i letti, che s'eran sul terreno distesi, perciocchè l'urto dell'aria l'estinse pria, che giungesse a terra.

Comincia poscia il fertil territorio di Lecco, Lecco da cui anche avvi strada, che mette in Valsasina[63]. Lecco già sede di Conti Rurali sotto i Re di Germania è castello ampio. Le manifatture del ferro possono intrattenervi l'osservatore: molto pure è il traffico d'ogni sorte, che esercitasi da' suoi abitanti. Avvi anche un mercato di grani, a cui concorrono i popoli limitrofi. Ma ciò, che più distingue Lecco, è la gloria del ferro, e lo diria il maggior Plinio nobilitato da quello, come a' suoi tempi lo erano Como e Tarragona in Ispagna. Dal rivo detto il fiumicello si aggirano ben più che cento edifizj. Vi si fila il ferro ancor sottilissimo, ma i conoscitori della chimica vorriano, che si perfezionasser le macchine per render meno insalubre il travaglio agli artefici. In iscambio ei non è guari, che vi si aperse una fonderia di vasi da cucina foggiati con quella massa di ferro più scabbra e spumosa, che appellasi ghisa, e certamente è da bramarsi per le viscere umane, che bandiscasi il rame, onde, se non vogliamo imitar gl'inglesi, che usan l'acciajo, dovremmo almeno cenare come Agatocle Re in piatti di terra cotta. Ma se ora in queste piaggie ferve il commercio, altre volte squillavan le trombe d'intorno a Lecco. Ne' tempi andati faceasi molto conto di quella rocca. L'assediarono i Veneti nella guerra da essi rotta a Filippo ultimo Duca Visconti, e lunga pezza ve gli stancò Eusebio Crivelli. Romor di conflitti sonovvi pure d'intorno sul principio del secolo XVI: Francesi, Sforzeschi, Antonio da Leva per Carlo V, e il summentovato Giangiacomo Medici vi si stabilirono a vicenda. A pochi passi sotto Lecco si ristringon le acque a canale, e scorre troppo placidamente l'Adda, su cui quasi cinque secoli fa i Visconti edificarono di nobil opera un ponte. Ma non esistono più su quello le ritonde torricelle, colle quali a difesa l'avean munito que' Principi. Giovio ne favella, e vi restavano ai giorni di Boldoni appena i vestigj de' lavori vetusti. Lenta per vizioso declive e sabbie strascinasi l'Adda, che di bel nuovo stagna nel ricettacol di Moggio, che appellossi anche di Pescarenico, Rauso e Garlate. A manca d'esso signoreggiano i Veneti, e Vercurate è loro. Ma di spinger più oltre la gondoletta nostra ne sconsigliano i pigri stagni, che si succedono resi deformi da tanti edifizj pescarecci: laonde convien quasi di navigarvi per lo filo della sinopia, e l'aer grave ne sprona al ritorno non men, che il dolore che a buon Comasco recasi dall'aspetto di tanti disordini, contro i quali pur riclamasi invano[64].

Poco oltre il ponte di Lecco veggiam tosto al nostro ritorno sul lido manco la villa del Marchese Recalcati, la cui vedova e degna madre è il rampollo ultimo de' nostri Conti Lambertenghi.

Giacciono qui le radici del Monte Barro, nella cui destra spalla Desiderio re de' Longobardi ultimo innalzò tempio a Michele Arcangelo, nè di là lunge i di lui predecessori dotato aveano il monastero di Civate. Ma i pensier vaganti richiama alle spiagge Lariane l'amenità di Malgrate, Malgrate il qual guarda Lecco di fronte. Ivi è dove principalmente radunansi coloro, che mercanteggian di calce. Siegue Parezzo, alle cui spalle si apre pianura, che guida alla Pieve di Incino. Sorge poi altissimo monte Reale, e le radici spinge ben addentro nel Lario dirimpetto alla punta di Roboreo nell'altro lido, onde questa è la maggior angustia de' di lui flutti.

Poi sotto macigni nudi curvi su lui sta locato infelicemente Onio, Onio e Valassina e di là schiudesi il varco alla Valle Ascina, che il nome ebbe dal principal borgo. Ivi scavossi una lapida, che venne illustrata dall'Alciato, e tuttor vi sussiste. Il marmo ha queste parole:

GENIO. ASCI.
P. PLINIVS. BVRRVS.
ET. C. PLINIVS.
AETERNI.

In essa, come ognun vede, spira un gusto d'antichità venerabile, e vi si scorgono mentovati due Plinj, Pubblio e Cajo. Quindi tante memorie della gente Plinia fra noi e contorni nostri, e niuna altrove, rendono sempre più inferma la pretesa de' Veronesi per rapirci lo storico naturale. Nella valle di Vicino, che trovasi tra Onno ed Asso, avvi torbiera, di cui si potrebbe trarre profitto con miglioramento anche de' campi e dell'aere. Valbrona non n'è lungi, e di là scendesi agli scoglj, che stanno rimpetto a Mandello, ed alla Badìa. V'ha legge, che vi siano piloti ognor pronti per tragittare i viandanti, e questi sono perciò stipendiati dalle prossime comunità. Vocian quindi alto i passeggieri, se bramano il tragitto di Mandello, o danno fiato ad un corno, se giunger vogliano alla Badìa. Ma di sovente que' barcajuoli mancano ai dover loro, abbenchè dall'altro lido si superin le voci degli Achèi Omerici, o squillisi il corno in metro più lungo, che mai nol sentissero giusta Bojardo e l'Ariosto le foreste in Francia al tempo dei Paladini e del Re Carlo.

Nativi d'Onio sono que' fratelli Torri, i quali co' fuochi artificiali e co' razzi divenner ricchi a Parigi, ed accrebbero concorso al Vaux Hall di Londra sì mal imitato altrove.

Dopo Onio non sì aspri succedono i monti; ricompajon le vigne e le selve, e fra queste è Vassenna. Breve tragitto Vassenna e Limonta ne guida a Limonta, che fu nel 835 donata da Lotario Augusto a' Monaci di Sant'Ambrogio, i quali v'esercitan pertanto i diritti sacerdotali e principeschi. Leggiam nel diploma, che lor si desse per ricavarne l'olio per le lampadi, onde deducesi, che anco in que' tempi per l'Italia non lieti vi prosperassero gli uliveti. In questo soggiorno trattenevasi nel secolo XVI il monaco Roberto Rusca, di cui alcuni libri conservansi presso i collettori di cose patrie, ma scarseggiano di quella critica, della quale fa di mestieri in opere di tal genere. Civenna pure fra monti soggiace al feudo de' monaci Ambrosiani, i quali hanno somiglianti signorie sul lago di Lugano a Campione terra felice, della quale escirono artisti illustri, qual fu quell'Enrico nel 1322 scultor della torre e pulpito nella cattedral modonese, e quel Matteo nel XIV secolo architetto del tempio Monzese, e quel Giacomo che adoperato venne nella Metropolitana di Milano nel 1386, non che all'edifizio della Certosa Pavese; vi nacque pure il pittor degno Isidoro Bianchi. Sebbene dal Ceresio ritorniamo al Lario.