Non breve tratto or dobbiamo scorrere di piaggia deserta, ma finalmente a varj piani scendenti discopronsi i giardini di Villa Giulia ne' quali il signor loro impiegò molto oro, ma non si avvinse alla linea retta, e volle anzi secondare il curvo ed angoloso protendersi e ritrarsi del lido. Qui tacciamo di Villa Giulia, perchè avremo a parlarne quando rinavigheremo per il ramo di Como.

Siegue Pescallo già chiostro di Vergini, ora dal 1580 circa vuoto d'esse, e quasi senza nome. L'orrore de' nudi scogli e della cima del monte salente su dritto accompagna il promontorio di Bellagio, Bellagio ma nel tempo stesso una vicina foresta di pini rallegra il guardo. Il nome del luogo suona troppo chiaramente il latino vocabolo di Bilaco o Bilacio, e tiensi con ottimo giudizio, che qui Plinio avesse quell'altra sua villa detta Tragedia, perciocchè dagli scogli sostenevasi quasi come dai coturni l'attore sovra il teatro. Nè questa collocazione della Tragedia è congettura, mentre Plinio nella lettera a Voconio Romano VII del IX libro dice chiaramente che quella villa coll'alta schiera del monte divideva due laghi. Trovò il Boldoni, che il Bellagin promontorio più d'ogni altro somiglia al Miseno. Vi fu già in vetta d'esso una rocca di pietre quadrate, ove annidavasi alcuni assassini, ma con salutare consiglio Gian Galeazzo padre di Filippo Visconti Duca diroccolla nel 1375. Poscia a mezzo del giogo Stanga[65] Marchesino, come colui, che l'affetto godeva e l'oro del Duca Lodovico il Moro Sforza, potè ergervi signoril villa, la quale incendiossi dall'ira de' Cavargnoni. Ivi gli Sfondrati edificarono il palagio loro volto a meriggio, il qual ora appartiene al loro erede Conte Alessandro Serbelloni. L'edifizio egli è più grande, che leggiadro. Vi si trova l'inscrizion seguente:

M. PLIN....

OVF. SA....

IIII. VIR. I.

T. V.

Non saprei, se tal marmo quello sia, che accennasi da Benedetto Giovio nella sua collettanea, mentre il dotto uomo il riferisce soltanto colle lettere M. PLIN.... e dice, che il sasso sia bruno, quando l'inscrizione da noi qui recata, vedesi scolpita sovra una pietra cenerognola. Ma quel che io so, egli è che i parecchi monumenti Pliniani favellano tutti in favor de' Comaschi, nè lasciano appiglio a Veronesi, perchè possano vantar loro il maggior Plinio[66]. Aggiungasi, che il di lui nipote ed erede nato dalla gente Cecilia possedeva sul Lario beni materni, come appare dalla lettera al prosuocero suo Calpurnio Fabato XI del libro VII. Ma tale questione altrove trattossi da noi, e può anche vedersi nel dizionario degli Illustri Comaschi.

Scendesi dalla Villa Serbelloni al borgo di Bellagio partito in due sì, che dell'un popolo ha cura un preposito, dell'altro l'arciprete. Fra mezzo apresi l'accesso a Villa Giulia così detta dal nome della gentil moglie sua, ed edificata con grave dispendio da don Pietro Venini. Villa Giulia Apparteneva prima il luogo ai Camuzj. Il Venini fra gli ampi fondi, che acquistovvi d'intorno, e mise in istato d'agricoltura eccellente, vasto e profondo aprì viale, che sbocca alla Villa. Duol però all'occhio, che per certo gusto del padrone non vi siano le pareti laterali vestite di verdi spalliere, e duol poi anche più, che il viale non dirigesi al mezzo della casa. Contuttociò l'ardimento dell'opera fu grande, si spezzarono scogli, s'alzaron valli, s'appianarono dorsi di colline, e magnanimo fu il progetto d'unire con una Villa il ramo di Lecco e quel di Como. Più vicina al primo stassi l'ampia e comoda casa, in cui oltre ogni altro agio avvi anche lusso di scelte stampe in rame, ed una sala dipinta assai bene dagli ultimi Bibiena. Se fosse dato di vederla a quel gentile spirito del Conte Francesco Algarotti, non diria egli già, che in quelle prospettive ed architetture vi si passi il limite[67] del vero e del verisimile. Al di là della casa apresi un pian vasto, e per averlo forzossi la natura del luogo; l'occhio si perde nelle montagne aspre, che fiancheggiano il lido del Lario volgentesi a Lecco, ed hannovi ai lati le scale per lunga discesa al porto, e per più breve a varj piani dei giardini ricchi di elette frutta. In questo soggiorno visse più volte col fratel suo quel maestro solenne del pulpito Italiano Ignazio Venini dopo, che dal XIV Clemente fu prescritta la quiete alla Compagnia di Gesù.

E nacque a Bellagio, e dimoravi nei tempi liberi il chiaro professore Giacomo Rezia, le cui preparazioni anatomiche arricchirono l'Università Pavese prima, che vi giungesse il celebre Antonio Scarpa. Del resto va intorno anche qualche libretto del Rezia, che il mostra fornito della più sapiente diligenza, dote per la profession sua l'eccellentissima, e che lo rese ancora scopritore.

In questa beata spiaggia, che tutta ha di contro la fiorentissima Tremezzina, seguono poi le ville Ciceri e Trotti[68]. Ville Melzi Ciceri e Trotti Nella prima il fu conte Ignazio Caimo villeggiò molti anni splendidamente nella state, come colui, che univa l'amore dell'ospitalità all'ampiezza della fortuna accresciutagli dalle sostanze della famiglia, da cui nacque Carlo Ciceri vescovo nostro sotto Innocenzo XI e Cardinale di Santa Chiesa. Giace questa a mezzo il poggio difesa dal mezzo-giorno. Non gode quindi l'aspetto ampio del Lario; però a supplimento in sulle sabbie flagellate dalle onde locossi il caserino detto il Quattrocchio. Ma i giardini in vece del marchese Trotti si specchian nel lago, ed abbenchè non siano della maniera ultima, sono agli occhi coll'ampiezza e il lor compartimento gratissimi, e i viali a docili carpinate ed a ramosa rotondità d'ombriferi tigli si nobilitano anche da nativi tartufi. Nè duolmi punto, che tal giardino sia della foggia antica, perciocchè quando lo spazio non sia vastissimo, l'anglomania d'imitar coll'arte la natura ci riduce sempre a sforzi meschini, e un gobbo quindi nel giardino s'appella collina, e foresta un picciolo intralciamento di rami, fra quale si lascia germinare l'ortica e il cardo. Sebben tal fantasie son nulla rimpetto a quelle, che fin d'ossa spolpate e di scheletri vollero popolare le lor delizie strane.