4. — Della conversione del clero.
Il giovine Vito B..... possedeva un poderetto nelle montagne di Barolo, e spesso andava colà per ricrearsi della caccia e dell'aria buona. Il curato di quel luogo lo visitava, ed egli lui. Parlavano di coltivazione, di pastorizia, d'uccellagione, e il curato trovando il giovane non poco istruito e propenso alla religione, l'avea caro oltremodo. Vito ne profittava per diradare le male apprensioni del prete e farlo persuaso di utili verità. Gli accennava abilmente gli ostacoli numerosi opposti dai reggimenti avari e oppressivi alla pubblica prosperità: saliva bel bello dagli ultimi effetti alle somme cagioni, e dai rimedj parziali ed incerti ai certi ed universali. Le domeniche dopo i divini uffizj, cadendo il discorso più volentieri sovra materie di chiesa, Vito esponeva prudentemente i principj, le massime e la bellezza della religione civile. Alle sue parole davano autorità li suoi specchiati costumi, l'animo caritatevole e l'amor grande che portavagli la gente minuta di quel contado. Così non gli fu gran fatica condurre a poco a poco il buon parroco a partecipare alle sue opinioni, e fu immenso guadagno. Deh! che non potrebbe sperare l'Italia se alcune centinaja di giovani possedesse simili a questo Vito?
CAPITOLO II. Di alcuni Precetti particolari.
Ora andremo discorrendo partitamente di alquante pratiche relative ad alcuna delle quattro categorie registrate in principio. E per seguitare l'ordine loro, noi ci faremo dalle cose che ànno riferimento alla emendazione di sè medesimo.
1. — Dell'Attività e dell'Energia.
1º Piaghe vecchie e incancrenite d'Italia sono la mollezza e l'accidia: a queste dunque rechiamo gagliardi rimedj. Se tu sei solo a sentirti vigore d'animo e ad abborrire dall'ozio, fa di riscuotere intorno a te que' pochi che ànno natura meno dissomiglievole dalla tua. Se non sei solo, collégati con li tuoi pari, e sveglia in altrui la fermezza e l'intensione del buon volere.
2º A questo troverai materia più idonea nelle persone che ànno corsa la vita fra varj accidenti e pericoli, ovvero sostennero con moderanza gravi infortunj, o tentarono alcuna cosa onorata e difficile.
3º Pungi con frizzi acerbi e deplora con isdegno il dolce non far niente degli Italiani, divenuto tristamente famoso fra gli stranieri. Di questo scrivi e stampa e predica mille volte, in mille maniere. È detto comune degli Italiani moderni che non si può far nulla di bene: il tuo cotidiano operato li colga in menzogna. Se declamano sulla tristizia dei tempi, e che i pericoli sono troppo grandi e frequenti, mostra loro che non correvano migliori per Dio i tempi in cui Galileo cadeva ginocchioni dinanzi all'inquisitore, in cui Vannini, Ruggeri e Giordano Bruno salivano il rogo, Campanella era sette volte messo al martoro, e il Sarpi mortalmente percosso di stile. Ma costoro, albergando in petto prodigiosa forza di volontà, renderono sè stessi gloriosi, onorata l'Italia e sapiente il mondo.
4º Sarebbe un gran bene a trovare il modo che perfino le donne avessero a schifo i giovinastri scioperati e dappoco.
5º Un gran bene procederebbe eziandio dalla frequenza dei viaggi; chè la vista della tanta operosità e vigoria degli altri popoli ci farà all'ultimo vergognare della nostra ignavia.