Si opina poi dai più assennati, che per giugnere a questo massimo effetto della rigenerazione italiana, quattro cose sieno da praticare da ogni buon cittadino. 1º La emendazione di sè stesso. 2º La carità operosa nella parte minuta del popolo. 3º L'istruzione intellettuale e morale di essa. 4º La cura e l'arte di convertire il clero alle nostre opinioni.
1. — Della emendazione di sè stesso.
Il buon Italiano a' dì nostri debb'essere un animo forte e incorrotto, apparecchiato alla sventura, ugualmente sdegnoso della servitù, che afflitto ed avverso ai vizj e alle colpe de' servi. In mezzo a genti fiacche, oziose, lascive e non curanti del viver comune, ci dee serbare austerità e purità di costumi, volontà infiammata e sempre operosa, prudenza con dignità, coraggio con fede. A lui dee star sempre nel cuore la dolce patria, e volerne il bene in tutti i modi, per tutte le vie, con incessante sudore, con ferma perseveranza. Facil cosa è cospirare; facile aspettare oziando e gozzovigliando il segnale della rivolta; non troppo difficile e laborioso maneggiarsi nelle sètte e rischiare la vita in una congiura: ma duro e difficilissimo travagliarsi quotidianamente e in silenzio per cogliere senza fama un frutto scarso e tardivo di bene, e per fecondare, con lunga e tediosa sollecitudine, un suolo smagrato da tre secoli d'infortunj, di vergogne e di tirannie.
2. — Della carità operosa nel popolo.
O per qual buona ragione il minuto popolo à da tener dietro alle mosse de' liberali? che opere fanno questi in suo pro? che esempj d'alte virtù gli offeriscono per guadagnarsene la stima e la riverenza? che dottrine professano intelligibili a lui e confacenti co' suoi pensieri e co' bisogni suoi quotidiani?
Vuoi tu, o buon cittadino, tirarti dietro le moltitudini? vuoi tu il sudore, il sangue, la vita loro per te e per la causa che tu caldeggi e difendi? Comincia ad amarle di grande affetto: entra continuo a parte dei lor patimenti: consiglia la loro ignoranza, conversa con esse domesticamente, amorosamente. L'uno cade infermo; va tu accosto al suo letto e soccorrilo: un altro à difetto di lavoro; fa di procurarglielo: ài tu poderi? sii padre de' tuoi contadini, sovvienli nelle carestie, largheggia ne' patti, instruiscili con pazienza nelle rustiche lor faccende. Non fuggire la frequenza della gente minuta; e s'ella entra in chiesa a pregare, e tu prega con lei; se accorre a qualche onesto sollazzo, vi accorri tu pure e mostra di compiacertene. Per tali atti e maniere, quando spunteranno giorni di grandi prove, e tu disceso nelle piazze griderai: — Popolo, a me! — questo, non mai ingrato al beneficio nè tiepido e pigro al bene che crede, risponderà tostamente: — Siam teco; menaci dove vuoi; tu se' il nostro amico, sii il nostro salvatore.
3. — Dell'istruzione intellettuale e morale del popolo.
I buoni prendono giusta allegrezza a vedere che in Toscana, in Lombardia e in altre provincie d'Italia si pensa e suda all'istituzione delle casse dei risparmj, a quella delle scuole infantili e delle scuole lancastriane, alla compilazione di più giornali popolareschi, e ad altri mezzi efficaci ad educare e rigenerare la povera plebe. Se dovunque il popolo è autore di grandi fatti, in Italia è stato di sommi e miracolosi: e chi fa stima conveniente della vecchia stirpe latina, ed à ragionevol fede nelle prodigiose facoltà inserite in lei da natura, debbe ansiosamente aspettar di vedere quello che produrranno le intelligenze popolane, riscosse dal torpore profondo di quasi tre secoli; e quello che potrà in loro la coscienza restituita del proprio ingegno e della dignità propria, la curiosità ridestata e vogliosa di apprendere alcuna porzione del vero, la notizia sopravvenuta d'altri paesi, d'altre leggi, d'altri istituti, di tanta maggior ricchezza, potenza, gloria ed attività.
Abbiamo fede nelle plebi italiane.
Ma la nuda, nuda istruzione è strumento così del bene come del male, e più rado forse del primo che del secondo. Però intendasi con fatica incessante all'educazione dell'animo: e poichè il buon senso del popol minuto sempre vuole unificata la moralità con la religione, sforziamoci, quanto si può meglio, di purgare la pietà religiosa della scura feccia che la corrompe: sopratutto si volga l'animo a insegnare e persuadere la religione civile, quella cioè che insieme con le virtù private insegna ed inculca le pubbliche, santifica tutte l'opere volte ad ajutare il progredimento sociale, e chiama il Vangelo codice eterno e divino di libertà e di fratellanza. Avventuratissimi gli Italiani, se riusciranno a instillare nell'animo dei più la religione civile: ma l'impresa è dura e diuturna e piena di cure e travagli; perchè quella forma di religione non pure è nuova nel popol minuto, ma si è nuova in gran parte nella cristianità, la quale à più spesso udito insegnare l'obbedienza passiva, la perfezione dei solitarj e una muta e indolente rassegnazione: però il vero non istà chiuso, e già comincia a splendere di gran luce per molti libri. Il mondo impigliato ne' traffichi e nelle lascivie, infiacchisce di più in più e prende a schifo i nobili pensamenti, e poco o nulla risponde a quei desiderj e a quelle speranze che tutto il cuore gli ardevano, or sono appena cinquant'anni. Un sentimento nuovo bisogna, forte, immaginoso, infinito: e questo dove lo rinverremo noi, salvo che nella religione civile, in cui la libertà è santa cosa, la fratellanza e la carità nella plebe sono un supremo dovere, il progredimento indefinito dell'umanità nel vero e nel bene è il consiglio perpetuo della Provvidenza?