Sì, replico io, al Parlamento romano compete di buon diritto l'ingerirsi e intromettersi nei comuni negozj di tutte l'altre provincie d'Italia; perchè certamente il popol romano quello si fu che nella presente italica guerra mostrò maggiore disinteresse, adesione più intera, intenzioni più pure e sante e immutabili a rispetto del bene de' suoi fratelli. Per fermo, quando voi vedeste scorrere in copia a Vicenza e a Treviso il sangue de' vostri, pensaste forse di chiedere in ricompensa vantaggio e profitto alcuno o d'oro o di terreno o d'autorità? No certo; e quando testè s'ingrandivano i Reali di Savoja ed insignorivansi con mirabile facilità dei Ducati, della Lombardia e del Veneto; avete voi non dirò pensato ma dentro l'animo concepito un'ombra sola di sospetto e di gelosia? Nessuna. Ditemi ancora: quando per opera e zelo del vostro governo procacciavate di stringere un forte patto di lega tra i Principi della Penisola, avete voi comandato ad esso governo di fare alcuna riserbazione o clausola in vostro favore, e di tener pratica per qualche specie di utilità e di guadagno a queste provincie? No, giammai. Un sol compenso, e una sola mercede voi domandaste, a un sol patto vi atteneste con gran fermezza; vedere libera e indipendente l'Italia. Voi siete, adunque, degnissimi di assumere e reggere il primato morale sulle varie contrade italiane. Di ciò fare io vi chiedo con somma istanza; di ciò vi prego e supplico ardentemente e con lacrime: ciò v'è obbligo e necessità d'intraprendere per la salvezza comune.

E perchè, o signori, le mie parole non tornino in vano suono, e i vostri nobili desiderj non giacciano senz'alcun principio d'effettuazione, io piglio arbitrio di sottomettere alla sentenza del Parlamento le due seguenti proposizioni:

1º Che il Consiglio de' Deputati elegga per iscrutinio dieci de' suoi, i quali in termine di tre giorni gli riferiscano e lo ragguaglino su tutto ciò che si possa indicare, trovare e proporre così al Ministero, come ai Consigli deliberanti, per ajutare in modo efficace e immediato la generale resistenza agli Austriaci e la salvezza di tutta l'Italia.

2º Che il Ministero sia pregato a scrivere di presente a tutti i Governi italiani, invitandoli ed esortandoli, udito ciascuno i suoi Parlamenti, a spedir subito in Roma loro deputati per discutere e deliberare in comune, e sotto l'alto patrocinio di Pio IX, intorno al modo migliore di difendere l'Italia ed accertarne l'indipendenza.[25]

ESORTAZIONE AI ROMANI.

I fratelli vostri di Bologna eroicamente combattono, e voi non movete a soccorrerli? Dunque sosterrete ch'ei, soprafatti alfine dal numero, scemati per le morti, le ferite e gli stenti, e sopratutto scorati dal non vedere prossimi ajuti, soccombano all'armi e al furore de' barbari, e sia l'antica, la dotta Bologna sforzata e manomessa dal ferro e dal fuoco? imperocchè il dado è tratto; o la vittoria, o lo sterminio; questa e non altra è la scelta.

Romani! a voi che sortiste il nome più grande e glorioso del mondo, a voi darà il cuore di assistere a ciò riposati ed inerti come a curioso spettacolo? Sorgete tutti, per Dio! armatevi a popolo, accorrete alle insegne, moltiplicate le file; e scoppi e avvampi di nuovo ne' petti vostri quel divino entusiasmo che di là dalle pontificie frontiere vi sospingeva, or fa pochi mesi.

Siamo prudenti almeno e solleciti di noi stessi, se non giusti nè pietosi inverso i fratelli. Alla Causa Italiana, ben lo scorgete, tramischiasi al presente la nostra particolare; e dentro Bologna si disputa ora la integrità e salvezza degli stati della Chiesa, la tutela delle leggi, la guardia della libertà, la vita degli ordini nuovi, la dignità, la pienezza, la inviolabilità del Pontificato. Quindi il Principe stesso vi comanda e prega di pigliar l'arme per la santa difesa, nè scende oggi lenta e dubiosa sulle vostre spade la benedizione di Pio. Sorgete, marciate. Dietro il romano vessillo seguiranno a frotte i popoli delle provincie, e lo Stato si cambierà rapidissimo in un campo di valorosi; e a voi combattenti nell'antiguardo toccherà la gloria invidiata e bella nei secoli, di avere per ogni parte d'Italia risuscitato l'incendio sacro ed inestinguibile della nazionale sollevazione.

Sì, Cittadini, alle arti compassate della strategia e alla sola guerra de' battaglioni, ecco succede e s'alterna la guerra disperata dei popoli, e quella lotta incessante ed universale d'ogni città, d'ogni villa, d'ogni casolare, che à salvata a' dì nostri la Grecia e la Spagna, e salvò l'Elvezia e l'Olanda. Romani, all'armi. Tutta l'Europa vi guarda!

(Dall'Epoca, 12 agosto.)