Questo punto, adunque, del mio discorso rimanga ben chiaro, rimanga ben fermo; che, cioè, pronunziare la decadenza del Papa, nella prenotata ed ovvia significazione di quella voce, non è riposto onninamente nel vostro arbitrio, nè pende dai vostri decreti, ma sì dalla Costituente Italiana. E qualora vi martellasse lo scrupolo o la diffidenza o l'orgoglio di non cedere nemmanco in ciò ogni giudicio a quel tanto Consesso, degnatevi almeno di consultarne il parere, e non isfuggite in sì procelloso e dubbio negozio di avere da lui norma, consiglio, indirizzo ed approvazione; fate al mondo conoscere che siete veri e leali Italiani non men nelle azioni che ne' pensamenti; e nessuna gran cosa voler definire, nessuna deliberare, senza il beneplacito della Nazione, in concordia con tutti i suoi popoli, in conformità con tutti i suoi interessi. L'Italia aspetta da voi o l'ultimo esempio della municipale superbia, o il primo della nazionale unione e docilità.

Prima che io scenda da questa ringhiera, dove troppo lungo tempo mi accorgo d'esser rimasto, ma dove peraltro ò raccolto graziose testimonianze della vostra gran cortesia, favorendomi tutti di una così attenta e vivissima ascoltazione; io voglio solo mettere innanzi alla mente vostra certo concetto che non mi sembra da trasandare nella quistione.

Se lo straniero, o Colleghi, non istesse contro di noi accampato in Lombardia, e cento mila bajonette non convergessero di continuo le punte loro contro le nostre persone, io sosterrei volentieri che voi compiste la troppo arrischiata prova, alla quale volete a forza avventurarvi. Io so bene, e tutte le storie me lo insegnano, ed anche la mia privata esperienza me lo conferma, che il risorgimento dei popoli mai non procede per una via dritta e ben rispianata: ma, invece, può il suo cammino venir figurato assai propriamente da una gran curva, in cima alla quale concorrono e tumultuano le passioni più focose e infrenabili, i tentamenti ed i conati più temerarj, le speranze fallaci e la presunzione infinite volte delusa di attingere immediatamente e di praticare l'idea suprema d'ogni politica perfezione; poi quella curva gradatamente declina e discende, finchè la nazione che la trascorse viensi a trovare in quell'assetto sociale e politico che si conforma coll'indole sua verace e perpetua, si conforma coi suoi costumi, coi suoi bisogni, co' suoi sentimenti; e allora, in fine, nasce e si assoda la pace insieme col diritto, la dignità con l'ordine, la libertà con la sicurezza, e a splender comincia una perdurabile gloria e possanza di leggi, di scienza e di civiltà.

Ripeto che gli eccessi medesimi, qualora eccessi ed enormità sanguinose avessero luogo, non mi sgomenterebbero più che molto; e forse è vero così dei popoli come de' singoli uomini, che niuna esperienza giova loro insegnata o dalle storie o dai savi, ma quella soltanto che fanno eglino penosamente di sè medesimi. Ma quando la guerra è imminente, e i segni e i forieri ne moltiplicano d'ora in ora; quando i Croati ripigliano stanza e dominio in Milano, e Radetzky preme col piede intriso di sangue il petto lacerato e pressochè inanimato della Lombardia; possiamo noi abbandonarci, senza gran colpa, a lunghe, a travagliose, a incertissime prove e saggi di forme di governo? Possiamo noi rischiare di crescere ancor di vantaggio le perturbazioni e le divisioni della patria nostra infelice? Ricordatevi, o Signori, che se aveste oggi pupille così penetranti da speculare i campi Lombardi, voi scorgereste colà i feroci Croati sforzare a torme gli asili innocenti dei più pacifici e più ragguardevoli cittadini; scorgereste quei barbari saccheggiare con egual furia i palazzi dei patrizj e le modeste case dei popolani; e predando ogni cosa e guastando sotto nome e titolo di balzelli e di taglie, vedreste per opera loro le città manomesse, devastate le campagne, le donne contaminate, oppressa la più minuta e misera plebe sotto continue spogliazioni, battiture ed ingiurie. E similmente, o Signori, se fosse per poco tempo fornita agli orecchi nostri una virtù tale da vincer lo spazio che si frappone fra noi e le valli del Po, forse in questo momento medesimo che io vi parlo, udiremmo lo scoppio orribile dei moschetti che mieton le vite dei nostri fratelli, le vite care e generose che non sapemmo difendere, e tanto tardiamo di vendicare.


A tale discorso risposero molti e molti, e due soli rappresentanti favorirono e difesero la sua sentenza.

Volea l'oratore la sera di quel dì stesso provare il suo tèma con argomenti d'altra natura, e con quelli in ispecie che guardano le relazioni di Roma col Mondo Cattolico; ma disperò di venire la seconda volta ascoltato con pazienza e benignità.

Acclamato che fu il Governo Repubblicano in seno dell'Assemblea e fuori, Terenzio Mamiani addirizzò al Presidente di quella la lettera qui infrascritta.


Signor Presidente.