Fu mia intenzione principalissima, accettando l'insigne onore di sedere in cotesta Assemblea, di combattervi con ogni forza alcune proposte ch'io giudicava perniciose alla santa Causa dell'Indipendenza d'Italia. Ora, essendo chiusi per quelle i dibattimenti; e ad ogni buon cittadino correndo l'obbligo di rispettare le prese deliberazioni; a me rimane di pregare i degnissimi Signori Rappresentanti a voler gradire la mia rinunzia.

Il qual favore io chiedo con tanto più di ragione, quanto la mia salute declinata e mal ferma ricerca la quiete e il riposo di qualche mese. Io spero, Signor Presidente, che alla bontà e cortesia vostra piacerà di ajutare coi proprj offici la mia giusta domanda.

NOTE E DOCUMENTI.

Nota A, pag. [339].

Il discorso pronunziato fu il seguente:

«Signori,

»Egli è bello e doveroso che le prime voci che s'odano risonare in questo recinto, sieno parole d'ossequio e di gratitudine all'immortale Principe datore dello Statuto. Pio IX nel cuor suo generoso à sentito che la cristiana carità dee potere scegliere il bene migliore e spontaneamente moltiplicarlo, e che la spontanea scelta del bene non è possibile dove è sbandita la libertà. Però in questa nobilissima parte d'Italia, e dopo tanto corso di secoli, il Principe nostro inaugura alla perfine quest'oggi il regno della libertà vera e legale. Le pubbliche guarentigie largite da lui, vengono in atto quest'oggi; e all'arbitrio, ai privilegi, alla tutela strettissima e non sindacabile, succede l'imperio delle leggi e del comune consiglio.

»Non sempre la grandezza de' popoli è da misurare dall'ampiezza del territorio e dalla potenza delle armi. Imperocchè ogni vera e salda grandezza scaturisce dall'intelletto e dall'animo. E però in questa nè molto ampia nè formidabile provincia italiana, noi tuttavolta siamo chiamati a grandissime cose; e noi dobbiamo con coraggio non presuntuoso e con magnanimo sforzo tentare di non troppo riuscire inferiori alle memorie di Roma, e all'altezza augusta del Pontificato.

»Un'opera vasta e feconda s'è qui incominciata, il cui finale risultamento riuscirà come un suggello non cancellabile della civiltà dei moderni.

»Il Principe nostro, come Padre di tutti i fedeli, dimora nell'alta sfera della celeste autorità sua, vive nella serena pace dei dogmi, dispensa al mondo la parola di Dio, prega, benedice e perdona.