»Come Sovrano e reggitore Costituzionale di questi popoli, lascia alla vostra saggezza il provvedere alla più parte delle faccende temporali. Lo Statuto, aggiungendo la sanzione sua propria e politica alla sanzione Cattolica, dichiara che gli atti del Principe sono santi e non imputabili, e ch'Egli è autore soltanto del bene, e al male non può in niuna guisa partecipare. Certo, guardando la cosa da questo lato, se il Governo rappresentativo non esistesse in niun luogo, inventar dovrebbesi per queste Romane Provincie.

»Voi dunque siete chiamati, o Signori, a consumare un gran fatto e profittevole a tutti i popoli, ajutando il Sovrano ad elevare infino al fastigio il nuovo edificio costituzionale; e, oltre ciò, altri due beni notabilissimi arrecherete all'intero mondo civile. Il primo consiste a dare alle libertà e guarentigie della vita sociale e politica quella saggezza e moralità, quell'elevatezza, purità e perduranza, che la Religione sola imprime alle cose umane, e di cui le virtù e l'animo del Pontefice sono vivo specchio e modello. Il secondo bene sarà pur questo, ch'essa medesima la Religione fiorisca oggimai e grandeggi in mezzo della libertà vera e ordinata, ed a sè attragga gli uomini molto più efficacemente con la soave forza della persuasione e della spontaneità, che non coi mezzi del poter materiale.

»A noi impertanto, o Signori, non toccherà solo di abbattere gli ultimi avanzi del medio evo, e gli abusi che necessariamente aduna ed accumula il tempo; ma ci è impartito un largo e nobile ufficio nel trovare e perfezionare, insieme con le più culte nazioni, le forme nuove della vita pubblica odierna.

»Il Ministero che qui vedete presente, o Signori, non è di tanta opera se non una parte minimissima e transitoria. Ciò nondimanco, egli sente l'immenso ed arduo proposito a cui debbe intendere: a lui tardava assaissimo che voi veniste a indicargli le prime mête, e a incoraggiarlo del vostro suffragio, a spianargli col vostro senno le vie scabrosissime che dee calcare. Quando il Principe augusto lo chiamò a reggere la cosa pubblica, la quiete e l'ordine interno parevano assai vacillanti, e in alcuna porzione già manomessi: quindi la libertà stessa nascente, posta a gran repentaglio; quindi la Causa Italiana per indiretto modo offesa e messa in qualche pericolo. Impertanto, il debito proprio e l'ufficio speciale del Ministero, massime nella quasi imminenza dell'apertura de' due Consigli, fu quello di ristaurare l'ordine, ricondurre da per tutto la quiete; e, ricomponendo le menti e gli animi forte commossi, disporli a quella pacatezza ed equanimità, ch'è oltremodo necessaria a fornire la patria di buone leggi e di sapienti istituti. Dio à favorito l'opera nostra; e questo popolo generoso, ancor ricordevole della gravità e moderanza de' suoi antichi, è tornato in sì piena tranquillità e posatezza di spirito, che forse la maggiore non s'è veduta da poi che la voce soave di Pio IX chiamò Roma e l'Italia a nuovi e maravigliosi destini.

»L'altra opera principale a cui c'invitava, e che anzi imperiosamente ci commetteva l'universale opinione, si fu di ajutare per ogni guisa, con ogni sorta di mezzi, con qualunque sforzo e fatica possibile, la Causa Nazionale Italiana. E in ciò non era facile a noi l'adoperarci meglio e più attivamente de' nostri predecessori. Procedendo pertanto assai risolutamente sulle orme di già segnate, io non istimo che ne' pochi giorni del nostro governo noi non abbiamo mostrato, con la prova patente del fatto, le nostre chiare intenzioni, e che lo scopo non sia stato raggiunto, quanto pur si poteva in questa nostra provincia, e coi mezzi certo non abbondanti di cui potevamo far uso.

»Non vi è poi nascosto come, obbedendo più specialmente alla paterna sollecitudine di Sua Santità, noi ponemmo le truppe nostre ed i Volontarj sotto la provvida tutela e il comando immediato di Carlo Alberto; serbando, peraltro, al Pontefice e al suo Governo tutte quelle prerogative e diritti che la sicurezza e la dignità di Lui e nostra chiedevano, come agevolmente voi dedurrete dai termini della convenzione tostochè ne piglierete notizia.

»Del rimanente, appena noi possiamo dire di avere seguito d'accosto l'ardore impaziente delle nostre città. V'à nella storia de' popoli alcuni momenti supremi, in cui lo spirito di nazione così profondamente gl'investe e commove, che ogni forza resistente ed avversa non pure diviene fragile, ma sembra convertirsi in eccitazione e fomento dell'opposta azione. In quel tempo solenne scalda ed invade tutti i cuori un solo pensiero, un sol sentimento, una sola incrollabile deliberazione; e tal subita e gagliarda unanimità, feconda di mille prodigj, parendo maravigliosa a quelli medesimi che ne partecipano, fa loro esclamare con sacro entusiasmo quel motto pieno di tanta efficacia e significazione: Dio lo vuole.

»Testimonio essendo il Pontefice d'un sì gran caso, e d'altra parte abborrendo egli, pel suo Ministero santissimo, dalle guerre e dal sangue, à pensato con un affetto apostolico insieme e italiano, d'interporsi fra i combattenti, e di fare intendere ai nemici della nostra comune patria quanto crudele e inutile impresa riesca ormai quella di contendere agl'Italiani le naturali loro frontiere, e il potersi alla perfine comporre in una sola e concorde famiglia.

»Il Ministero di Sua Santità, appena fu consapevole di cotale atto memorando di autorità Pontificia, sentì il debito pieno di ringraziarnela con effusione sincera di cuore; e segnatamente, per avere Ella statuito, a condizione prima e fondamentale di concordia e di pace fra i contendenti, che fossero alla nazione italiana restituiti per sempre i suoi naturali confini: e oltre ciò, perchè sperava il Ministero che quella implicita dichiarazione della giustizia della Causa Italiana spandesse novelle benedizioni sulle armi generose che i popoli nostri impugnarono, e al re Carlo Alberto crescesse animo di proseguire senza tregua nessuna la sua vittoria.

»Nelle relazioni politiche con le altre Provincie Italiane, noi, compresi sempre dal debito massimo di secondare e caldeggiare al possibile la Causa nazionale, abbiamo súbito manifestato un gran desiderio di entrare con esse tutte in istretta e leale amicizia, rimossa ogni gelosia funesta ed ignobile dell'altrui ingrandimento, e pensando sempre ed in ogni cosa a ciò solo, che l'Indipendenza sia conquistata, e la concordia interiore sia mantenuta. E intorno a questa ultima, noi vi dichiariamo, o Signori, che appena prese le redini dello Stato, súbito abbiamo procacciato di rannodare le pratiche più volte interrotte circa una Lega politica tra i varj Stati italiani; ed altresì possiamo annunziarvi, che in noi è molta e ben fondata speranza di cogliere presto il frutto delle nostre istanze e premure, dalle quali vi promettiamo di non desistere insino all'adempimento del bello ed alto proposito.