Qui poi si tace il racconto (strano e curioso sopra ogni credere) che far potremmo delle vicende di quel discorso ministeriale poc'anzi riferito; e il quale, in considerazione appunto della guerra che gli fu mossa e delle menzogne che se ne spacciarono, abbiamo voluto riscrivere a lettera, e con tutte le mende e le negligenze di stile con cui fu dettato allora, sì per la fretta e sì per l'animo inquieto, e d'altro preoccupato che di grammatica. Ciò non pertanto, porzione di quella storia aneddota può leggersi nel Libro secondo sullo Stato Romano di L. C. Farini, dov'è inserita eziandio la bozza d'un'Allocuzione che il Mamiani scriveva a nome e d'ordine di Pio IX.

Nota B, pag. [340].

Ristampiamo volentieri quella Proposta di legge, non meno per la novità e utilità del concetto suo, come per meglio chiarire la falsità delle accuse scagliatele contro. Del resto, sfortunata e soppressa negli Stati Romani, trovò approvazione in Toscana, dove al Ministero dell'istruzione pubblica fu aggiunto l'officio di tutelare e dirigere la pubblica beneficenza. Nella infrascritta Proposta noi preghiamo altresì il lettore a voler notare un tentamento non ispregevole dell'arte difficilissima ed utilissima di dare all'opera del Governo quell'ampiezza e quell'efficacia, che accordasi compiutamente con qualchessia libertà di privati, e con ogni trasformazione e progresso nello spirito di socialità e di consorteria. Sopracchè riman di vedere quello che l'autore ne discorse di poi nell'Accademia di Filosofia Italica.[37]


PROPOSTA DI LEGGE PER LA ISTITUZIONE DI UN MINISTERO SPECIALE DI PUBBLICA BENEFICENZA.

Ragione ed economia generale della Legge.

Sorgente prima ed inconsumabile di beneficenza è la carità, cioè quella dilezione attiva ed eroica in verso del prossimo, che ci vien persuasa e insegnata principalmente dalla religione.

Ma la carità operar deve bene ordinata,[38] e torna impossibile oggi il credere di avere ogni cosa fatto e ogni cosa provveduto a sollievo dei poveri, quando siensi, non che largite, ma eziandio profuse le proprie sostanze in profitto di quelli. E similmente, non è ragionevole il reputare che agl'istituti di beneficenza fondati da' padri nostri non bisognino molte e sostanziali riforme, e non rimanga oltre ciò da promuovere e da creare gran numero d'altri istituti o poco o nulla noti agli antichi: in fine, vietano i nostri tempi di giudicare che la carità bene ordinata possa procedere al vero vantaggio e conforto de' miseri senza attingere mille variate cognizioni ed applicazioni alla Economia pubblica, alla Statistica, all'Igiene, all'Industria, all'Agricoltura, alla Tecnologia.

Ora, tale funzione della carità illuminata e bene ordinata appartiene così al Governo come a qualunque uomo particolare.

Il mondo civile, siccome il fisico, è composto di antagonie. Quindi, nessuna risoluzione dei problemi civili è buona se volge le cose a un solo dei due estremi. V'à chi vuole lasciar imprendere e provvedere il tutto ai Governi; chi invece toglie loro pressochè ogni incumbenza, e si commette per intero e in ogni negozio all'opera de' privati e de' municipj. Ma come la natura, ogni volta che nelle sue creazioni vuol porgere lo splendente modello di alcuna perfezione, ci mostra sempre un temperamento mirabile dell'uno nel vario, e della vita vigorosissima delle membra congiunta e organata con la vita interiore e suprema del lor composto; così nel corpo sociale umano erra chi vuole, opprimendo l'agire spontaneo dei singoli cittadini e la libertà dei municipj, costituire una violenta unità e uno smoderato concentramento ministrativo. Ed erra del pari chi stima che il bene massimo della repubblica sia per uscire unicamente dall'azione disparata e sconnessa degl'individui e dei comuni, e senza bisogno di procurare e attuare al possibile la collegazione e l'unità dei principj, delle intenzioni e dei fini, e certo moto iniziale e universalmente direttivo.