Roma, 8 dicembre 1848.
Nota G, pag. [352].
La Commissione provvisoria di Governo, soli tre dì innanzi all'apertura della Costituente Romana, promulgò e sancì di proprio arbitrio quella legge medesima sui Municipj, che il Mamiani presentava al Consiglio dei Deputati il 21 di decembre. Qualche leggier mutazione ed aggiunta vi fu introdotta; ma, per fortuna, elle cadono sulle parti meramente disciplinali, e punto non alterano la sostanza e l'economia della legge. La sola disposizione nuova da notarsi, è questa: «Il diritto di decretare le imposte potrà, dopo l'esperienza di tre anni, venire limitato da una legge nazionale, che determini ed uniformi al sistema generale alcuni almeno degli oggetti della imposizione.»
Tale riserva e cautela è superflua, dappoichè ne' consessi legislativi permane sempre la facoltà di limitare e modificare, secondo ragione e in vista dell'universal bene, l'uso dei diritti comunitativi; e ciò per massima di gius pubblico; e per dichiarazione speciale della legge di cui discorriamo, ove s'incontrano queste formali parole: «I limiti del potere deliberativo de' Municipj sono determinati...... dalle leggi universali dello Stato, dalle deliberazioni de' Corpi legislativi, ec.»
Nota H, pag. [354].
Non inutili forse alla storia sono le parole con che l'autore domandò, il dì primo dicembre, alla Camera facoltà piena di trattare coi Governi della Penisola intorno al Congresso Costituente italiano. Ogni memoria che concerne il tentamento fatto in que' tempi per unire gli Stati Italiani in confederazione, ci sembra che mai non debba cadere dall'animo degli ottimi cittadini; perchè in quel concetto solo è chiusa la salute e la redenzione vera e fattibile della Patria. Le parole, adunque, del Mamiani furono le seguenti.
«Se apriamo i libri di parecchi gravi politici dell'età nostra, noi vi leggiamo questa sentenza; che, cioè, il mutare ed il progredire degli Stati d'Europa ànno principalmente mirato al fine di sciogliere i piccioli reami ne' grandi, e costruir da per tutto una salda e poderosa unità di governo. Il pronunziato di tali scrittori è vero in gran parte, nè io mi pongo qui a negarlo od a menomarlo. Per altro, io mantengo fermissimamente, che non debbesi in quel fatto avvisare e riconoscere sotto veruno aspetto l'ultima perfezione del moto civile dei popoli. A quella incorporazione di tante e sì vaste provincie diè molto minor cagione la mutua benevolenza e il mutuo vantaggio dei docili abitatori, che il material successo delle conquiste, l'accidente delle eredità, e i convegni e i maneggi dei principi. All'unità poi rigorosa e sempre cresciuta dei governi, porsero avviamento o occasione non la saviezza maggiore delle nazioni e il prezioso incremento e accomunamento della scienza politica, ma la successiva estinzione d'ogni ordine e d'ogni autorità intermedia fra i monarchi ed i sudditi, ma l'odio de' privilegi, e la naturale dittatura onde furono investiti i re per isbarbare gli ultimi dritti feudali.
In ogni modo, a me non sembra cosa eccellente e perfetta l'adunare e addensare le forze civili e politiche in un solo ed unico punto, e quasi impedire le facoltà più svegliate e nobili de' provinciali, e sopprimere ogni forma diversa e spontanea di vita comune nel rimanente ed amplissimo corpo della repubblica. E s'io non temessi di parlarvi un linguaggio troppo accademico e inopportuno al luogo ed al tempo, v'inviterei, cittadini, a ben divisare le opere della natura, le quali quanta maggior perfezione organica ne dimostrano, tanto in ciascuna porzione e in ciascun membro e viscere dell'ente animato rivelano maggior varietà, vigorezza, implicazione e incremento di vita propria, bene armonizzata e congiunta colla vita centrale e moderatrice del composto.
Ma come ciò sia, sembrami ora certissimo che la Provvidenza apparecchi all'Italia questo gran bene di mantenere in ciascuna sua parte la originalità, il vigore, la varietà e il maraviglioso dispiegamento delle sue forze e virtù speciali e individuali, in debita guisa contemperate ed unificate con la potenza e virtù generale e sopraeminente del tutto. Cagione di tal miracolo sarà senza meno la Confederazione Italiana, il cui patto fondamentale, le cui pertinenze e gli uffici verranno determinate e in perpetuo fermate da un Congresso Costituente.