Scorrete in altra materia; ponete l'occhio alle missioni che Roma al presente prepara ed invia dal grembo suo, e subito vi verrà veduto la estrema inferiorità e tepidezza loro, a comparazione dei tempi andati; e i veramente grandi e portentosi concetti e disegni di Propaganda scorgerete cadere in incredibile parvità; e quella sua stamperia poliglota (per toccare un solo particolare), che fu prima ed unica al mondo, non à quest'oggi caratteri da pubblicare una pagina di sanscritto. Nè già potrebbero i papi scusarsi e piangere come l'antico Alessandro, che manchi oggimai lo spazio alle sante conquiste loro. Di dieci centinaja e più di milioni di uomini che nudrisce la terra, un quarto solo sono cristiani. Ma l'ambizione di Roma sembra oggi rivolta a ben altro proposito, che di recare ai barbari ed agli idolatri la luce dei Vangeli, e l'umanità di nostre arti e costumi.
In mezzo ai traviamenti del secolo che trascorriamo, assentirete, o Signore, che questa lode gli rimane interissima, di avere con la scienza e le istituzioni moltiplicato ed illuminato le publiche beneficenze, preso cura speciale dell'educare le moltitudini, cercato alla povertà loro ogni possibile compenso, trovato con fina industria copiosi conforti agli stenti e tribolazioni delle infime plebi. Avvi cosa al mondo più degna e illibata, sollecitudine più cristiana, fatica e studio al supremo sacerdozio meglio dicevole? Ma in questa sì bella ed intemerata pagina della storia moderna incontri tu mai il nome del papa? Delle nuove e tanto ingegnose e caritatevoli forme di comune e privata beneficenza, àvvene una soltanto scoperta e iniziata in Roma, o presto almeno e vivamente caldeggiata ed esercitata? Le sale d'asilo, le sale d'allattamento, le prigioni e i metodi penitenziali, le casse dei risparmj, le società di temperanza, quelle di mutuo soccorso, le infinite miglioranze recate ad ogni maniera di ricoveri ed ospedali? Un secolo e mezzo addietro, cadde in pensiero a Clemente XI di chiudere in luogo abilmente ordinato al lavoro e alla correzione i giovinetti discoli e abbandonati, e così camparli dai delitti e dall'ultima corruttela. Pietoso e civile concetto insieme; il quale se fu poi per altri l'occasione e il germe dei metodi nuovi penitenziali, non so; ma questo io so bene, che quel germe fruttificava in pressochè tutta l'Europa e l'America, eccetto che in Roma.
Infine, la scienza, che è tanta porzione di civiltà, ed anzi è scorta e lume continuo suo; la scienza, già patrimonio del chiericato sì particolare e proprio, che laico venne a significare inculto ed illetterato; la scienza, dico, rinverdita primamente e riordinata sì nelle scuole dei teologi e sì nelle università degli studj, rette e corrette in ogni parte del mondo da bolle e prammatiche di pontefici,[49] a che termini sta ora nelle lor mani, e come risponde ai progressi e alle ampliazioni degli ultimi secoli? Qui la decadenza corre agli occhi d'ognuno, ed è tale e sì deplorabile da non ottener fede il discorso, salvo che da coloro i quali furono e sono testimonj del danno e della vergogna. Penso che basterà il dire che Roma, non ostante gli stranieri visitatori, l'intelligenza svegliatissima de' suoi cittadini, e quel popolo d'artisti che vi dimora a studio de' monumenti, è ormai divenuta la metropoli più ignorante d'Europa, e la men fornita di ciò che occorre agli svariati incrementi del moderno sapere. Nell'università sua, poco degna davvero del borioso titolo di Sapienza che porta, si desidera per lo meno la metà delle cattedre che ne' più culti paesi e nelle scuole meglio ordinate stimansi oggi non che opportune ma necessarie a compiere lo ammaestramento delle morali, delle fisiche, del diritto, della medicina e della storia; senza voler qui sindacare i metodi falsi e le viete dottrine insegnatevi, e il modo incredibilmente strano ed illiberale con che tutta insieme quella istituzione vien moderata e disciplinata. Da voi non s'ignora che sebbene il trovato (io doveva dire il miracolo) della stampa accadesse di là dall'Alpi, Roma entrò innanzi a tutti in lodarlo e in dargli ricetto, e volle giovarsene largamente e sollecitamente. Oh gran mutazione di tempi e di uomini! Oggi quel che si imprime di libri e di giornali in Roma, ragguagliato alle più dotte città straniere, sta, senza timore alcuno d'amplificazione, siccome uno a cento; e nelle pubbliche biblioteche trovi appena uno su mille de' buoni volumi moderni, e agli antichi assai poca gente pon mano. Nè in altra guisa può andar la bisogna colà dove ogni scritto e libro è cacciato tra le filiere di tre censure, l'episcopale, la politica e la fratesca del Sant'Officio; dove nell'encicliche più solenni chiamasi detestanda la libertà di stampare; dove fu proibito per lunghissimi anni il vaccino, e tuttora è proscritto l'insegnamento della publica economia; dove l'Inquisizione (or fa poco tempo) non dubitò di riprovare e dannare con espresso decreto le sale d'asilo; e non volevasi testè udir parola di strade ferrate; e chiunque osato avesse di condursi a que' congressi scientifici, che Ferdinando stesso di Napoli avea tollerato nella sua città e fatto vista di carezzare, veniva rimosso o dalla cattedra o dall'impiego, se l'uno o l'altro tenea dal governo.
Durassero quivi almeno fiorenti e profondi gli studj sacri, quanto furono altra volta, e quanto sembra domandare non che il decoro e la dignità, ma il debito e l'interesse medesimo di quella gran sede del mondo cattolico! Nè io dirò che in veduta elli sieno scarsi e leggieri, o sia picciolo il numero degl'insegnanti, o poca la frequenza ed assiduità de' discepoli. Ma dagli effetti cotidiani può ben giudicare ogni uomo sensato, che in quegli studj non è più forza alcuna inventiva, non robustezza e amplitudine di concetti, non luce e svolgimento di feconde dottrine, non copia alfine e peregrinità di filologia e d'erudiziene.
Ma forse voi vi maravigliate della mia maraviglia. Dove non ásola un minimo fiato di libertà, può l'albero della scienza durar verde e fruttifero? Per vero, di tutte quelle opere dottrinali ed apologetiche o sotto altro rispetto fautrici e lodatrici di Roma, le quali anno in questa prima metà del secolo meritato e conseguito celebrità universale, neppure una ebbe principio e nascimento nelle scuole romane, e neppure una pagina e un rigo di esse uscì dalla penna di quelle insigni congregazioni, da cui si maneggiano colà tuttavia i più serj negozj e i più gelosi interessi della intera cattolicità. Frayssinous, Bonald, De Maistre, Haller, Göerees, Schlegel, Stolberg, Hurter, Lamennais, Lacordaire, Balmes, Chateaubriand, Döllinger, per tacer d'altri, mai non furono in Roma a dare scienza o riceverla. Due sommi Italiani arbitrerei di potersi aggiungere a quel bel novero assai giustamente, e sono il Gioberti e il Rosmini; ma la vita loro intellettuale sortì l'inizio e il proseguimento, e rendè fiori e frutti ammirabili in altro terreno ed in altre scuole. Da Roma venne ad essi, per ciò che sappiamo, una cosa soltanto; la riprovazione e condanna d'alcun loro scritto.
Se non che, Roma fu inverso l'uno dei due quasi costretta ad essere ingrata: imperocchè, qual più spiacevole contrapposto e qual ritratto men somigliante poteva métterlesi innanzi agli occhi, di quello che le offerse il Gioberti, quando con sì nobil disegno e tinte sì vive e smaglianti le figurava l'archetipo del primato civile dei papi, e l'astringeva, mirandolo, a fieramente vergognare di sè medesima? Del resto, non solo la maggioranza civile dei papi è venuta al niente, ma la morale autorità eziandio si perde e consuma ogni di, non ostante che sulla cattedra di San Pietro seggano, da poi la riforma germanica, uomini per ordinario di santa vita, e d'incolpabili costumi, e di specchiatissima religione. Ma il chiudersi intorno ad essi e l'immiserirsi vie più sempre degl'intelletti e dei cuori, e l'avere il Vaticano aderito imprudentemente allo spirito gretto e muliebre di pietà e di devozione, che alcuni mistici e i Gesuiti segnatamente affettano e inculcano, à menato di passo in passo la cosa a questo infelice risultamento, che il mondo stima esservi ora due moralità e due devozioni; l'una accettabile ad ogni maniera di oneste, gentili e istruite persone, propria e comune a tutta cristianità, conforme ai principj eterni della ragione, e all'ordine vero ed universale del bene; l'altra involta nelle sottilità dei casisti, sopraffatta da pratiche puerili, intinta non poco di superstizione, consigliera di virtù monacali e alla repubblica inutili, servile ne' sentimenti e negli atti, buona per genterelle idiote e da poco; ed è per appunto quella lodata e caldeggiata perpetuamente da Roma e da' suoi dottori. Ciò à fatto, come ognuno sel può vedere, che pure in mezzo ai cattolici si vada oggimai pensando, la virtù essere meglio imparata ne' libri degli antichi e dalla nuda lettera dei vangeli, che non dai moralisti e predicatori di Roma. E rispetto al culto e alle devozioni, è marcia forza confessare, che in molta porzione di loro forme e di lor cerimonie la significazione scema e si oscura ogni giorno, e gli animi ne ricevono una impressione fredda, materiale, e non immune spesse volte da invincibile tedio ed increscimento.
Non è la moralità cosa angusta e servile; e chi spaura d'ogni libertà e d'ogni grandezza non può effettivamente e sostanzialmente professare e insegnar la virtù: conciossiachè, sentenzia un gran moralista,[50] ogni virtù nostra procede dalla grandezza dell'animo: ex animi magnitudine. Senza dire che le condizioni del principato assoluto, e gli altri conseguenti del falso sistema che séguita la Curia Romana, facendola indocile e riluttante al vero e germano spirito dei documenti evangelici, l'ànno recata bel bello a insegnare e inculcare con assai minor zelo l'intrinseco della bontà che l'estrinseco, e meglio stimare la buccia e le fronde, che il succoso midollo e i frutti fragranti e soavi della pietà operosa e magnanima.
Tornate, o pontefici, alla purezza e semplicità de' costumi antichi (gridava dal pergamo fiorentino un fraticello di San Marco), e più nel cuor delle genti non vacillerà la fede e la riverenza inverso di voi. Certo, all'attuazione di quel consiglio, l'effetto saria seguito copioso ed universale; e i popoli dimenticavano in poco d'ora le battiture dello scisma, le turpitudini di Avignone e le umiliazioni inflitte al papato dai concilj di Costanza e di Basilea.
Per immensa sventura, e segnatamente d'Italia, parve al sesto Alessandro, a Giulio II, a Paolo IV e ad altri papi di quella età, partito migliore e più valido la stretta amicizia dei re, il potere temporale accresciuto, le frateríe moltiplicate, la Inquisizione ed i Gesuiti. Da quei tristi giorni, il declinare di Roma divenne precipitoso ed irreparabile; perchè la mente e l'anima vera e vitale della pietà e dell'incivilimento cristiano non restò con lei, salvo che in apparenza, e ciascuno di que' mezzi le si voltò in danno e in vergogna; i re la illusero e la imbrigliarono; il poter temporale le diè forza per quarant'anni, e tólsele credito per tutti i tempi; le fraterie finirono incurate o derise, il Sant'Offizio abbominato, e i Gesuiti non molto manco.
Or finiamo, e al crescere e sovrabbondare dell'argomento si ponga quella misura che ricercano i termini naturali di questo scritto, e l'ascoltazione vostra ch'io non debbo nè voglio abusare. E già per molti sarà riuscita come una scorsa fuor di subietto questo paragone di tempi antichi e moderni, e questa breve delineazione del tanto grandeggiare e calare della sedia pontificale. Pure, io non andrò accusato da tutti coloro (e voi, spero, sarete del novero) i quali comprendono che ciò che importava di recare a saldissima prova, si è che l'abbassamento e l'oscurazione continua del papato non è parziale nè accidentale, non vizia e inferma soltanto l'estrinseche sue condizioni e le men rilevanti e nobili, ma invade tutto l'essere, ne storpia gli intendimenti e gli uffici, porta detrimento grave a tutta la sua dignità, penetra alla viva sostanza, non lascia porzione sana, non fibra integra e poderosa.