Un molto celebrato scrittor francese, ritraendo al vivo e con maestrevole stile la bellezza e maestà dei riti pontificali, massime nei giorni santi e ne' vespri solenni della Cappella Sistina, ove con sì meste armonie e con sì acconcio apparato esprimesi il lutto di Santa Chiesa, e lo squallore del tempio per la passione e morte del Redentore, va eziandio narrando come in cuor suo quell'ultima e diradata nebbia d'incensi, quei cantori che a poco a poco s'ammutoliscono, quell'estinguersi di mano in mano dei ceri, quell'ombra vespertina che cresce ed occupa tutto il luogo, rendevagli immagine altresì del venir meno e dileguarsi la gloria e l'oltrapossente grandezza papale. Certo, se il pontificato è gran parte della Chiesa, e l'intristire o il declinare di quello arrécale sventura e declinazione, io non so ben quando le sia nato cagione più giusta e vera di significare il cordoglio suo, e da tutti gli altari, in tutte le sedi della cristianità levar preghiere e supplicazioni al divino autore della fede. Imperocchè, non di fuori le son venuti i flagelli, ma da' suoi figliuoli e custodi; non per guerre e persecuzioni, ma in seno della pace e della comune obbedienza: ecce in pace amaritudo mea amarissima.

VIII.

Non, dunque, l'amore ordinario del bene e del meglio, non quelle purgazioni ed emendazioni che a tempo a tempo fa mestieri di compiere in tutte le cose umane, ma sì veramente la fiera ed irrepugnabile necessità costringe e sforza a portar mutazione in qualche ordine costitutivo del sommo pontificato. Ogni altro partito, qual che si fosse, non ne fermerebbe il gran rovinío; nè cesserebbe Roma d'esser cagione, o trista occasione almeno, di scandalo e setta nella famiglia cattolica, e mai non ricondurrebbesi a tale bontà da saper ritrarre, com'è ufficio suo peculiare, dalle viscere del cristianesimo virtù spiratrice e riparatrice del mondo moderno. A ciò non poter bastare, vi dissi, le riforme ed emendazioni del temporale; dovendo elle piuttosto succedere come effetto, che antecedere come causa; o, per lo men male, avvenire contemporanee con le spirituali ammende e riforme. Essere presenti i giorni fortunosi e difficilissimi di Nicolò II e Gregorio VII, in quanto che al risanare e reintegrare il papato occorrono prammatiche nove, spedienti animosi, saldo e virile consiglio.

Nè anzi mi tratterrò di affermare, che i tempi odierni ànno a riscontro di quegli antichi tale disposizione peggiore, e certo di gran momento; che, cioè, nel secolo undecimo gli occhi soli della Chiesa erano aperti a vedere ed a piangere i guasti e le sozzure del proprio suo tempio; laddove oggi ogni cosa avviene sotto l'indagatrice pupilla dell'altre Chiese cristiane, le quali non si astengono di predicare e trombettare su dai pinnacoli, che appresso i popoli loro è la fede molto meno rattiepidita, la moralità più sana e profonda, maggiore senza verun paragone la dottrina e modestia del clero, e che quivi la religione è congiunta e amicata ai concetti generosi, e a tutti i rivolgimenti e progressi civili di nostra età: dalle quali asserzioni ci porgono poi per riprova, da una parte, lo stato fiorente e glorioso di essi popoli, come a dir l'Inghilterra, la Prussia, l'Olanda, gli Stati-Uniti; e dall'altra, la depressione e lo scadimento di quelli, come Polacchi, Spagnuoli, Italiani, Messicani, dove trionfò potentissimo e signoreggia tuttora non contrastato il culto cattolico.

Voi m'avete parecchie volte udito affermare, che il clericato romano, sebben muta i corpi, non muta il genio nè il vezzo, e che le menti e gli animi vi sono tutti impastojati a una foggia, nutriti d'un latte medesimo, fatti e formati a un medesimo stampo; laonde in ciascuno di loro è ferma e tenacissima la volontà di serbare integro e sempiternare (quando il potessero) quel tal misto d'ambizione, d'interesse e di santimonia da lor fabbricato, e il quale non si péritano di chiamare buono e perfetto governo della Chiesa e dello Stato. Quindi è fuor del possibile ch'entri loro in cuore alcuna voglia viva e sincera di correggere sè stessi, e innovare in parte veruna le lor condizioni, e che ritrovino (quando pure il desiderio sorgesse) abilità e forza proporzionate all'alto proposito.

Ora, i fatti più sopra allegati vi porgono di tale pertinacia e impotenza una molto chiara dimostrazione. Conciossiachè, insegnano tutte le storie, che nessun istituto civile, già roso nel suo midollo e pervenuto a decrepitezza, abbia voglia ed abilità di rialzare sè da sè stesso; e torna contraddittorio che là proprio dove la vita si estingue, si rinvengano forze da ristorarla: invece, quelle cagioni medesime che d'un abbassamento in altro maggiore trascinano con legge dura e ineluttabile di destino, vietano il riaversi e il risorgere; e si lo vietarono con l'azione loro incessante e mortifera alla Roma d'Augustolo, alla Bisanzio dei Paleologhi, e alla Venezia dei Manini e dei Renieri. Similmente, essendosi da ogni parte di quegli istituti ritirato lo spirito, e rimanendo delle cose la nuda corteccia, mutare per loro suona come annullarsi: quindi con severità farisaica vi sono riformati i più fradici usi, serbate le più vane apparenze, cresciuto di mille doppj il servaggio; i vecchiumi soli vi ànno lode, e l'irragionevole ostinazione vi usurpa nome di virtù e di sapienza.

Nè da tale pervertimento e caducità degli umani fatti troviamo arbitrio nessuno di credere esente il pontificato in ciò appunto che à d'umano, e nelle sue esteriori e disciplinari disposizioni. Ed anzi aggiungiamo, che in queste è maggiore necessità o di emendarsi, o di perire. Avvegnachè, com'elle sono forme finite e determinate, e abito accidentale e sensibile d'una divina sostanza, loro non è conceduto di contenerla, e significarla, salvo che parzialmente e imperfettamente; e alla inesauribile sua facoltà di ampliazione e d'organamento, niuno dee pensare che riuscir possano in ogni tempo ed in ogni caso adatte, sufficienti e commisurate. Laonde, chi si ostina a volerle serbare intangibili ed immutabili, fa sembiante di negare la virtù infinita del cristianesimo; la quale per ciò che opera sulla terra e nel tempo, dee necessariamente assumere successione e limitazione; nè altrimenti può dilatare la sua eccellenza nè le sue maraviglie mostrare, che seguitando la legge imposta alla perfezione di tutti i finiti, cioè a dire l'indefinito ed interminabile spiegamento dell'essere proprio.

Le quali tutte considerazioni tenendo io vive innanzi alla mente, procederò con più stretto discorso alle ultime parti del mio subbietto.

IX.

Le mutazioni debbono esser cercate nè inferiori al bisogno nè superiori. Debbono alla sostanza delle discipline antiche ecclesiastiche non solo non contrastare, ma conformarsi intrinsecamente, e rinnovarne lo spirito quanto l'indole dell'età nostra il comporta. Debbono eleggersi le più semplici e pronte, eleggersi tali che si vedano consentire sapientemente ai pensieri nuovi del secolo; infine, eleggersi le più agevoli, od, a favellare esatto, le men malagevoli, poichè la cosa di sua natura è tra le difficili e travagliose. Gli anteriori discorsi provarono, credo, con abbondanza, ch'elle non possono primamente e direttamente proceder da Roma, e dovere oggi, com'altra volta, nel corpo cattolico il vital calore ed il sangue dalle membra estreme salire e rifluire nel capo. Conciossiachè per le membra scorre tuttora occulta e sottile un'aura di salute e di vigoria più penetrativa e meglio efficace che nol giudica il volgo. Dov'io m'inganni e m'illuda su cotal punto, e nemmeno nel clero inferiore, il qual vince l'altro di sensatezza e di numero, non sia buona disposizione a ricevere e seguitare le verità che la general discussione va dimostrando e dilucidando, tutto il restante di questa lettera confesso che cade e s'annulla.