11º Coloro fra il popolo che usano inverso noi stessi maniere troppo servili o manifestano pensamenti troppo rimessi e paurosi, sieno da noi ammoniti di non prostrarsi a guisa di rettili, e di sapere e sentire che ànno un'anima d'uomo.
12º Sono più inclinati a pregiare e difendere la dignità propria coloro fra il popolo che ànno praticato il mestiere dell'armi. Da questi dunque si faccia capo.
3. — Dell'Energia popolare.
I Calabresi e alcune altre popolazioni italiane aveano fino ai dì nostri conservata o ricuperata molta fierezza e gagliardia. Spesso, gli è vero, prorompevano in brutta ferocia, in vendette e in ammazzamenti; ma era forza e non fiacchezza, ardore e non gelo.
Il dispotismo eclerado, come in Ispagna ebbe nome, seppe coi gendarmi, le forche ed i codici prima spaventare poi addormire quelle moltitudini, la cui mezza civiltà consiste oggi a non più sentire nè triste passioni nè buone. Ritemprare quegli animi all'antica asprezza non è possibile; perchè in parte ella procedeva dall'eccesso medesimo dell'ignoranza e della selvatichezza, in parte dagli scomposti ordini dello Stato: le quali cagioni sono rimosse e sminuite ogni giorno più dalla civiltà crescente e comune d'Europa.
Ripariamo dunque, per quanto è da noi, alla presente fiacchezza:
1º Col dar noi al popolo esempj frequenti di vigore, sprezzando i pericoli, sostenendo gli infortunj, praticando il coraggio civile, di cui sopra ogni cosa abbisogna l'Italia.
2º Con allontanare (per quello che sta in noi) dal popolo qualunque cosa possa ammollirlo e snervarlo di più: ritraendolo dalle costumanze e dagli abiti effemminati, ai severi e forti allettandolo.
3º Più facilmente giungeremo a cotesti effetti, operando sulla parte del popolo che a ciò è meglio disposta; come i tornati a casa dalla milizia, i marinari lottanti con le tempeste, gli armaruoli e le guide e altri tali artigiani avvezzi ad opere dure e rischiose.
4º Ai contadini si ponga in animo la comodità e la sicurezza dello starsene armati, il piacere della caccia e del tirare al bersaglio.