2º Le genti educate ed agiate sono dalla natura e da Dio costituite madri e tutrici delle infime plebi, e di queste ànno a rendere conto molto severo sì innanzi alle società umane e sì innanzi a Dio padre dei poveri.

3º Quanto più le classi inferiori dispiacciono per la ignoranza, i vizj e la ignavia della lor vita, e la viltà dell'animo loro, più le classi educate perdono diritto di querelarsene; potendosi in generale affermare, che delle colpe e delle brutture gravi e frequenti dei figliuoli e dei pupilli sono da accagionarsi i padri e i tutori.

4º La tutela de' governi inverso la plebe non può consistere unicamente, rispetto alle cose economiche, in toglier di mezzo ogni maniera di ostacoli al libero cambio e alla libera concorrenza, siccome ànno pensato parecchi moderni. Imperocchè la libertà del cambio e della concorrenza giova a coloro soltanto che portano seco qualche facoltà e qualche sostanza da competere e da ricambiare; ma la plebe oppressa dall'ignoranza e dalla miseria, necessitosa del pane e non potendosi valere nè avvantaggiare di alcuna cosa, rimarrà esclusa sempre da ogni concorso, e vivrà in tutto all'arbitrio e alla mercede de' ricchi.

5º Ad ogni educazione morale del popolo mancherà sostegno e progredimento, qualora non venga ogni giorno fortificata e scaldata dalla virtù dell'esempio. Parimenti, alle pubbliche beneficenze e a tutti i provvedimenti nuovi, pensati e trovati per sovvenire ai bisogni delle plebi indigenti, mancherà gran parte dell'effetto desiderato, se lo spirito vivo di carità non informi l'animo di coloro che gl'intraprendono e li mantengono, e se la pietà privata non ripari continuamente ai difetti della pubblica.

2. — Doveri e Diritti del popolo.

1º Dovere del popolo è faticar nel lavoro con assiduità, con diligenza e con zelo: suo diritto è che glie ne venga procurato almen tanto da guadagnare ogni giorno il proprio sostentamento con sicurtà, e senza strazio delle membra e dell'animo. Suo diritto è pure, cadendo infermo, di essere medicato; e invalidandosi per vecchiezza o per altro, essere dal Comune nudrito e ricoverato. A cotali diritti una restrizione sola vien posta; e la segna e determina l'assoluta impossibilità nel Comune medesimo di supplire all'uopo con sufficienza ed in ogni caso, dovendo sempre rimanere intangibili la famiglia e la proprietà.

2º Dovere del popolo è farsi docile alle istruzioni ed ammonizioni di coloro che lo sopravanzano assai di educazione e di scienza: suo diritto è che gli si porga continuo il pane dell'intelletto e dell'animo, e che passi su questa terra ben sapendo di nascere uomo, e con qualche facoltà di perfezionare sè stesso ogni giorno più in ciascuna nobile parte dell'essere suo.

3º Dovere del popolo è di serbarsi modesto nei desiderj, non isdegnare la sua condizione, non invidiare ai ricchi, riuscire massajo e sobrio, obbediente e disciplinato. Diritto del popolo è che i bisogni incessanti ed insopportabili della vita non lo spronino ad ogni momento al male, nol gettino e nol mantengano nelle bestiali abitudini dell'intemperanza e della improvvedenza, e nol disperino d'ogni cosa. Suo diritto è venir rispettato e pregiato nell'umile sua condizione, e che l'esercizio delle proprie civili prerogative non incontri mai altro limite e impedimento, salvo che la insufficienza effettiva di alcune facoltà richieste al buono e sano esercizio di quelle. Suo dritto è il trovar sempre le leggi ed i magistrati così giusti, benigni e solleciti inverso di lui, come inverso de' ricchi e potenti. In fine, è suo diritto (poichè de' beni di fortuna non gode, e vuolsi che non se ne dolga troppo) essere educato per modo da saper gustare più che mediocremente le felicità immateriali, come le buone letture, la bellezza dei monumenti, la prosperità e gloria della patria ed altre sì fatte.

3. — D'alcuni mezzi per soddisfare ai diritti che risguardano la sussistenza.

1º Abolire i dazj e le imposte d'ogni natura che gravano più propriamente sull'infimo popolo.