19º Ravviviamo e rinvigoriamo in tutte cose il sentimento italiano, studiando l'indole e le tendenze che abbiamo sortite in proprio, e adattando a quelle i pensieri e le opere. Sudiamo a comporre una agricoltura e una industria italiana, ed abbia la letteratura altresì sembianza veramente nostrale, e non semifrancese o semitedesca qual'è la presente: il simile adoperiamo per la filosofia, per la medicina, per la legislazione, per l'economia. Vorrei che fossimo Italiani perfino nelle mode e negli usi più minuti del vivere e del conversare.

20º Buono è ripetere e moltiplicare quanto si può le effigie de' nostri grand'uomini; vogliate per decoro ed intitolazione di accademie, di teatri, di biblioteche e d'altri istituti; vogliate (e ciò più spesso e più agevolmente assai) sotto forma di statuette, di medaglie e di cammei; vogliate infine per fregio di pendoli, di sigilli, di spilletti ec.

Comecchè da qualche tempo la Storia italiana porga materia frequente alle invenzioni degli artisti e alle composizioni dei drammaturghi, utile è di accrescere e propagare cotesta nobile usanza; e piacerebbemi molto vedere più spesso in iscena taluni de' nostri sommi poeti, artisti, capitani, navigatori e politici.

21º Similmente, piacerebbemi che i gran casi e le glorie de' nostri tempi migliori fossero da chi cerca qualche subbietto da tragedia anteposti e preferiti alle cupe e atroci scelleratezze delle famiglie principesche. Tuttociò, poi, che riconduce la immagine di quei tempi sotto gli occhi del popolo, sia che si faccia per via di stampe e d'intagli, ovvero in pitture, in ispettacoli e in monumenti; e, se meglio non si può, in mode, in balli, in maschere, in fogge di vestimenti e di addobbi e in qualunque altra fattibil maniera; riesce proficuo sopramodo a far radicare negli animi il sentimento nazionale. E perchè i retori italiani non cesseranno nelle scuole di proporre per têmi d'esercitazioni i soli eroi della Grecia e di Roma? perchè allato, almeno, di Epaminonda non parlare di Andrea Doria e di Francesco Ferrucci? perchè favoleggiar sempre dell'assedio di Troja, e non dir verbo di quelli sostenuti da Firenze e da Siena? perchè tanto rumore della lega Acaica, e tanto silenzio della Lombarda? La cacciata dei Tedeschi da Genova non vale forse quella di Brenno da Roma?

Perchè non ci acconciamo a scrivere un gazzettino di mode italiane con figurino italiano, traendo il bene puranche dalle umane frivolezze? Perchè non s'innovano appresso di noi quanti usi e costumi italiani antichi possono tuttora tornare graziosi e pregevoli? Perchè alle stoffe, ai panni, ai fornimenti nostrali si preferiscono sempre gli oltramontani, qualora non la cedano quelli a questi se non di poco sì per la bontà e sì pel costo?

S'inviti l'Accademia dei Georgofili, od altra avuta in riputazione, ad istituire una mostra triennale d'ogni industria italiana per tutti gli Stati della Penisola, decretando medaglie e simili segni d'onore ai più meritevoli. Altrettanto si faccia a rispetto dell'arti belle; e dove nè alcun ricco privato nè alcun Governo nè alcun istituto vogliasi in ciò adoperare, rimane che si colleghino con tale proposito i migliori cittadini d'ogni parte d'Italia, seguitando l'esempio dato (poco è) dai cittadini di Colonia.

22º Avvezziamo le menti, e sopratutto le giovanili, a scorgere ed a riverire nell'eccelsa Roma la sola e legittima città capitale d'Italia. Spegneremo con ciò molte gare.

23º Cooperiamo alla moltiplicazione dei battelli a vapore, delle strade ferrate, dei canali, dei ponti e d'ogni altro mezzo efficace ad accostare gli uomini ed accorciar le distanze.

Fra le imprese industriali, promoviamo quelle singolarmente che sono di qualità da espandersi ed abbracciare l'intera Penisola o molte parti di essa; come grandi consorteríe di assicurazione, corse di battelli a vapore, strade che traversino più Stati italiani, e simiglianti.

24º Combattiamo per tutte le guise le preoccupazioni e i rancori municipali, le sciocche animosità e invidie fra Stato e Stato, fra città e città.