Intorno alle imposte e alle altre sorgenti della ricchezza del Tesoro, sono sei cose da meditare, e ciascuna di gran momento. La prima, che i dazj e le tasse d'ogni maniera non eccedano le giuste esigenze e necessità dello Stato; perché, quantunque non torni vero (come piacque a moltissimi economisti di dire) che le imposte sieno danaro infruttifero, o sottratto almeno alla più fruttifera industria e solerzia privata, pur nondimanco è da pensare che, per diritto naturale, l'uomo pretende di adoperare e fruire ad arbitrio suo la propria pecunia, e ne cede allo Stato quella sola porzione che divien necessaria alla generale comodezza e tutela. Seconda condizione d'un buon assetto d'imposte, si è ch'elle sieno equamente spartite, mantenendo la miglior proporzione possibile con l'avere dei contributori. Perciò voi escluderete, o signore, tutte le tasse personali, e parecchie di quelle denominate indirette, e che sono di qualità da gravare il povero con isproporzionata misura, e senza altronde fornirgli proporzionato compenso. Importa similmente all'equa distribuzione dei dazj il riordinamento e raddrizzamento del catasto; cosa da lunghissimo tempo desiderata. Terza condizione si è, che il Tesoro non s'impingui giammai di denari ritratti per vie non buone e alla pubblica moralità perniciose; siccome avviene pel giuoco funesto del lotto, per l'enormità veramente importabile delle tasse giudiciarie, per le leggi di confiscazione, e in gran parte altresì per l'imposizione delle multe, essendo che il ricco di quelle non sente disagio e il povero rimane oppresso. Illecite sono similmente di lor natura le tasse e gabelle che rompono o scemano notabilmente lo spaccio, il trasporto e la permutazione dei libri, e di tutt'altro che giovi l'incremento dello scibile e la comunicazione del sapere; illecite le tasse che inceppano e difficultano la manifestazione e pubblicazione del pensiere. Quarta condizione si è, che le imposte non cadano mai sui primi elementi generatori della ricchezza e del commercio, e sugli strumenti primi dell'arti più necessarie e proficue: i quali sconci avvengono (a citar qualche esempio) laddove, per le tariffe smodate e per effetto di appalti esclusivi, incarar si fanno gli utensili contadineschi, e dove con imposizioni e diritti eccedenti si scema nei porti la frequenza delle navi e dei carichi. Quinta condizione si è, che le materie le quali servono in diretto modo al sostentamento del popolo, vengano tassate o nulla o pochissimo. Chè quantunque gli economisti sembrino voler provare, il prezzo dei salarj proporzionarsi altresì col buon mercato o il caro del vitto, ciò non ostante gli è da notare che non tutti vivono di salarj, nè le braccia sempre riescono più numerose della ricerca ed uso che se ne fa. Oltrechè, nel caso qui divisato, scemando i salarj, scemano le spese di lavorazione: quindi viene il miglior mercato delle manifatture, quindi l'operajo provede con poca moneta a molti bisogni. Ad ogni modo, noi dobbiamo continuamente avere in proposito di sminuire per via diretta e immediata le privazioni e gli stenti della plebe: questo ci comanda la carità e la saggezza civile: nè dobbiamo badare se altri accidenti e viluppi d'interessi e di negozj possono menomare e combattere il buon effetto da noi voluto. A voi dunque, o signore, starà in animo di considerare per bene tali specie di dazj, e quelli segnatamente sul sale e sul macinato, che molto affliggono il popolo nostro minuto. I compensi, poi, alle rendite diminuite sono da trovarsi tassando invece le robe di moda e ciò che serve al fasto ed al lusso, e decretando, laddove occorra, l'imposta progressiva o scalata (come i vecchi nostri dicevano); la quale, al nostro sentire, è nelle gravi emergenze più che legittima e ragionevole, ma solo domanda opportunità e senno per essere effettuata discretamente e con buon successo. Altro compenso daranno le male spese abolite e le superflue risecate; ed altro l'aumentato consumo, che sempre tien dietro allo sbassare delle tasse. Rinfranco altresì dell'Erario saranno i molti capitali immobili ed infruttiferi che possiede lo Stato, fatti (come dicono) circolanti e fruttiferi mediante le pratiche nuove economiche, e l'arte d'ampliare e fermare il credito pubblico. Sesta ed ultima cosa da ponderare nella materia dei dazj, a noi sembra che sia la lor riscossione medesima, la quale conviene che si operi senz'ombra di vessazione, con metodi semplici e speditivi, e con ogni possibile risparmio di spese. Gravi ed inveterati abusi avrete su tal proposito da censurare e abolire; dappoichè sembra, a giudicare dalle partite di alcune statistiche, che più del quinto di ciò che si manda al Tesoro vada sperperato e perduto in ispese di riscossione. In tal subbietto entra pure la considerazione dell'appaltare i dazj e le rendite, sul che c'è assaissimo da riformare e correggere; e v'è altrettanto, e ancor più, in quelle regole e usanze ministrative che da lunghissimo tempo non sanno impedire la frode e il peculato. Noi vi raccomandiamo, da ultimo, di fare accorto il governo di quanto sia pernicioso l'abito da esso contratto di rinnovare e moltiplicare i prestiti, e quanto riesca illusorio il bene che stima di ricavare dalle casse d'estinzione.

L'altra parte più che importante delle dottrine economiche a rispetto del Tesoro, consiste ad aprir nello Stato fonti larghe e più sempre copiose di produzione e ricchezza; chè quanto maggiormente abbonderanno amendue, tanto se ne avvantaggerà il Tesoro senza giunta di aggravio per li privati. A tale oggetto, pertanto, rivolgerete le vostre cure e le forze dell'intelletto. Voi ben sapete che primo mezzo e prima efficienza per arricchire lo Stato è la rimozione d'ogni maniera d'ostacoli. E qui cade, in ordine alle proprietà, la questione del loro spedito e facile affrancamento e trapasso, e in ordine alle industrie e commerci la questione delle tariffe. Per compiere lo affrancamento dei beni, a noi non pare audace nè intempestivo di dichiararvi, che è in nostro desiderio l'abolizione ed inibizione dei fedecommessi e dei maggioraschi, così temporarj come perpetui, e così universali come parziali; perchè qui non dubitiamo di offendere la individuale libertà, essendo ch'ella dee trovar sempre un limite saldo e non valicabile nella naturale giustizia, e nelle leggi eterne dell'amore e della parentevole imparzialità e uguaglianza. L'affrancamento dei beni vuol essere unito alla malleveria delle ipoteche, la quale crescendo il credito e la sicurezza, conduce eziandio la frequenza dei contratti e spegne le usure. Il sistema, adunque, delle ipoteche debbe al possibile conciliare tali due opposti della massima guarentigia, e del massimo e agevole permutamento dei beni. Ognun vede che ciò rende difficile assai la disposizione generale e le riforme parziali a introdurre in esso sistema.

In risguardo delle tariffe, a noi è avviso che l'opinione dei così detti protettoristi, considerata che sia in massima e nella università dei casi, mostrasi falsa e divien perniciosa. Ma non pertanto vogliamo escludere affatto qualche uso transitorio ed accidentale che possa farsi delle tariffe. Solo intendiamo che in ogni questione in cui si disputi e si controverta la libertà di commercio, siavi caldamente raccomandato di seguir sempre le dottrine e la pratica de' padri nostri, e perciò favorire gli slegamenti e le franchigie d'ogni ragione: dalle quali essendosi discostate nei tempi più bassi le nostre grandi città marittime, e segnatamente Venezia, il commercio e l'industria italiana n'ebbe danno gravissimo e inemendabile. La seconda scaturigine della ricchezza comune, anzi la maggiore e che tutte le altre comprende, sì è il vivo eccitamento delle facoltà umane e della umana operosità. Il governo provvidamente l'ajuta ed accresce non col solo toglier da mezzo gli ostacoli e fare scorrere in ogni cosa gli spiriti potenti di libertà, ma promovendo le associazioni e consorterie, scavando canali, moltiplicando le strade e ogni altro mezzo di accostamento e comunicazione, soccorrendo e mallevando il credito pubblico, proteggendo con l'armi e l'autorità in ogni parte del mondo la propria bandiera. Noi non siamo di quelli che pensano il governo dover tutto fare e tutto provvedere, ma nemmanco siamo di quelli che il vogliono spettatore inerte dei traffichi e delle industrie private: bensì giudichiamo che l'ingerimento e l'ufficio d'un saggio governo nell'universale ricchezza debba mostrarsi ed operare assai più discosto e per indiretto che prossimamente e direttamente, e preparar debba le remote e profonde cagioni piuttosto che gli ultimi effetti; nè mai turbi quel naturale equilibrio d'interessi e di profitti che il libero moto delle faccende umane produce; ed anzi procacci e studi che gli effetti medesimi delle sue provvidenze pajano al tutto spontanei e indipendenti da lui, e perciò moltiplichino e durino. Un mezzo, però, immediato ed efficacissimo di aumentar le ricchezze è in potestà e in arbitrio d'ogni governo, e consiste nell'iniziare e diffondere la istruzion popolare, e quella segnatamente che à maggiore attinenza con le arti e il commercio; e tale istruzione entra debitamente nel novero delle cagioni efficienti e primarie che noi veniam registrando della ricchezza e industria comune. Scendendo voi col pensiero ad applicare siffatti principj alla nostra patria, scoprirete, o signore, se male o bene si apponga al vero quello che noi crediamo con gran fermezza; dovere, cioè, l'Italia moderna imitare e gareggiar con l'antica eziandio in questo di cavare e dedurre ogni sua ricchezza primamente dalle arti agrarie, e secondamente da quelle industrie che meglio all'agricoltura si legano, in ultimo luogo dalla navigazione. Egli occorre persuadersi (e vi preghiamo ad averlo molto in memoria) che ai popoli meramente coltivatori fallisce di grado in grado la facoltà di competere con le nazioni manifattrici, e sostener con esse la utilità dei baratti e dei cambj. Per fermo, nell'arti agrarie i miglioramenti e i trovati non vestono quella varietà e moltiplicità infinita e maravigliosa di che son capaci le altre industrie: oltre a ciò, l'agricoltura soddisfacendo alle primitive e comuni esigenze del vivere, le quali di lor natura sono semplici ed immutabili, cede pure da questo lato ai lavorii ed agli opificj d'ogni maniera, da cui si promovono e soddisfano mille desiderj novissimi e svariatissimi, e per cui si producono all'infinito gli agi, i ricreamenti e le morbidezze. Ciò scorgendo i nostri progenitori, all'arte agronomica, in cui furono solenni maestri, congiunsero la industria dei lanificj e dei setificj, siccome quella che riceve dalla coltivazione i suoi materiali, e con lei si annoda e collega.

A noi non vien fatto di conchiudere questi cenni brevissimi intorno alle imposte ed alla ricchezza pubblica, senza mover parola speciale delle strade ferrate, caldo e antico desiderio di queste popolazioni. Insistete, o signore, per la effettuazione la più pronta ed estesa di quei veicoli meravigliosi; mostrate che se dovunque apportano utilità, in Italia l'apporterebbero centuplicata, raccostando paesi e genti che sembran disgiunte e spartite da mari e deserti. Mostrate che quelle strade non tanto sono da riguardare siccome effetto, ma eziandio, e molto di più, come cagione iniziale di prosperità pubblica e di rapido incivilimento. Mostrate, in fine, che lo spendio il qual sosterrebbe il governo per ciò, sarebbegli in grandissima parte risarcito e ricompensato dal certo e sollecito aumento d'ogni maniera di rendite, pel fatto della ricchezza generale accresciuta.

V.

Forza è confessare che la scienza e la pratica insieme conoscono molto meglio le guise di produr la ricchezza, di quello che il mezzo e l'arte di equamente distribuirla. Noi vi preghiamo, o signore, con viva istanza, di condurre spesso le vostre cogitazioni sullo stato degli indigenti; e, in generale, su tutto ciò che tiene riferimento col buono o mal essere della plebe, che è la parte maggiore e più sfortunata dell'umana famiglia. V'à paesi in cui i lavori pubblici, la polizia, la marineria, la casa del principe ànno sembrato oggetti di gran pondo e sì vasti e implicati, da domandare la istituzione di uno special ministero. Ma in niun luogo peranche (a quello che noi sappiamo) è caduto in animo di commettere ad un supremo ufficiale lo studio e il carico peculiare della tutela ed educazione del popol minuto. A noi sarebbe caro oltremodo che questa gloria d'innovazione e giustizia toccasse all'immortale nostro pontefice.[7] Ma come ciò sia, noi desideriamo forte che del tutelare ed educare le classi inferiori stia in voi continuo il pensiero e la cura, imperocchè questo è domandato con pari istanza dalla civile carità e dalla salute d'Italia. Nessuna gran cosa si opera al mondo senza l'animo e le braccia del popolo, e dal popolo solo riceverà l'Italia la sua redenzione ferma e finale. Ei si conviene pertanto, rimirando tal subbietto eziandio dal lato degli interessi politici, che le moltitudini veggano apertamente e si persuadano, la nuova forma dello Stato e le nuove miglioranze tornare a certo e grande utile loro. Pur troppo, non ci è nascosto che alla povertà e indigenza delle infime classi le leggi e gl'istituti civili insino a qui praticati non valgono a recar rimedio sollecito, sostanziale e durevole; e d'altra parte, sappiamo che nelle teoriche nuove dei socialisti è poco più altro di bene dal coraggio e dal buon desiderio in fuori: ciò non ostante, debbesi avere per fermo e per dimostrato, che la beneficenza pubblica esercitata con zelo prudente e sagace arreca mille conforti ed alleviamenti alle sventure del popolo, e non v'è termine fisso ed irremovibile a questo parziale e gradual scemamento dei mali dell'infima plebe. Ciò che spetta peculiarmente alle leggi e al governo in tale materia, è il porre in concordia e il condurre a certa unità d'azione e di mezzi tutte le disparate e disgregate opere e istituzioni di carità e beneficenza; i quali istituti ed atti bene coordinati e connessi moltiplicano e variano senza fine l'efficacia loro, e disgregati invece e sconnessi perdono non rade volte quasichè per intero il frutto prezioso dello zelo eroico che gli à promossi e adempiuti.

Voi porrete altresì gran diligenza e premura a studiare il concetto generoso e caritativo del principe di voler fondare case di educazione, e pubblici lavorii e officine pel popolo inferiore; ma pigliamo arbitrio di avvertirvi, che l'alto proposito è oltre modo più malagevole ad effettuarsi, di quello che abbia paruto a taluni chiamati ad ajutarlo col loro consiglio: e ciò diciamo tenendo l'occhio sul rapporto testè pubblicato da essi, e indiritto all'eminentissimo segretario di Stato cardinale Ferretti.

VI.

A tutto il fin qui discorso intorno alla comune prosperità, convien dare il primo e incrollabile fondamento, il primo mezzo e la prima efficienza; e ciò consiste nell'istruzione. Principio d'ogni cosa sono le idee, e queste non iscaturiscono belle, luminose e operabili, se non dalla scienza. La istruzione, quindi, la più sostanziosa e moltiplice debbe farsi oggetto perpetuo del vostro zelo di deputato. Nè perchè il Motuproprio di Sua Santità, col quale assegna a voi ed ai vostri colleghi le pertinenze e gli ufficj, tace al tutto su questo particolare gravissimo degli studj, voi intenderete giammai che il principe voglia sottrarli alla vostra investigazione, che sarebbe un togliervi il primo e più efficace strumento d'ogni riforma e d'ogni progresso. Ed anzi, gli è tanto più naturale e credibile che la mente savissima del Pontefice voglia udire intorno di ciò le opinioni de' suoi consultori, in quanto egli sa e conosce che i popoli pontificj sono rimasti da tempo lunghissimo esclusi dalla pratica del governare; e a rispetto della teorica, è stata loro quasi abbarrata ogni via per inoltrarsi nella cognizione non meno della filosofia civile che di ogni altra scienza. Noi vi preghiamo, adunque, d'insistere su tal proposito con animo franco e deliberato, e di condurre le vostre cure e domande a qualche effetto notabile.

V'à in parecchi l'errore di credere che, per ristorare gli studj e il sapere, possa venir sufficiente l'aprire di molte cattedre nuove, e chiamarvi buoni maestri e scrittori. Ma la impresa è in fatto assai più avviluppata e difficile, e ricerca un vasto e completivo sistema di scuole, di accademie, di discipline, in virtù del quale compongasi di mano in mano intorno alle menti de' giovani una specie (a così domandarla) d'atmosfera e d'ambiente, per entro il quale vivendo esse, l'erudizione e la scienza le penetrino da ogni lato, e a poco a poco le nudriscano e invigoriscano, come piante gentili e tenere che da tutti i pori e in tutto l'abito loro esteriore bevono l'aria e la luce. Però voi curerete, o signore, così l'educazione elementarissima ed iniziale, come la più alta e peregrina; e voi farete che il commercio dei libri, le adunanze de' letterati, le biblioteche, i laboratorj, i circoli, le disputazioni, i viaggi e tutti gli altri mezzi privati e pubblici onde s'accresce e agevola il cambio delle cognizioni, sia per ogni guisa promosso e per ogni guisa ajutato. Intorno poi alle accademie, ci piace di farvi avvisato che noi non siamo di quelli che le deridono, ma sì invece riconosciamo nel numero loro tragrande in ogni parte d'Italia una prova patente della vecchia e oltremodo sparsa e diffusa civiltà nostra; onde, quanto è bene di ristorarle, e correggendole e tramutandole condurre l'opera loro ad utili fini, altrettanto ci par biasimevole il lasciarle cadere in disuso, e sorridere con compiacimento e con beffa alla loro ruina.